giovedì, Giugno 11

Terremoto nel Golfo di Napoli, magnitudo 5.9 a 414 km di profondità

Un terremoto di magnitudo 5.9 ha interessato il Golfo di Napoli poco dopo la mezzanotte del 10 marzo 2026, tra la costa partenopea e l’area di Capri. La scossa, rilevata dalla rete sismica dell’INGV alle 01:01, ha avuto una caratteristica che la rende un caso quasi unico nel panorama sismico italiano recente: l’ipocentro è stato individuato a ben 414 chilometri di profondità. Un dato straordinariamente elevato, che ha prodotto un effetto apparentemente paradossale — e che spiega perché a Napoli non abbia sentito quasi nessuno, mentre qualcuno a Milano, Como e Bergamo ha avvertito un leggero tremore.

Sui social network l’hashtag #terremoto è comparso con frequenza nelle ore successive alla scossa, ma i commenti raccontavano una storia insolita: decine di utenti napoletani scrivevano di non aver sentito nulla, mentre da alcune città del Nord arrivavano testimonianze di un movimento percepito, leggero ma reale. Una inversione rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un terremoto di quella magnitudo in quell’area geografica.

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Le prime verifiche delle autorità non segnalano danni né richieste di intervento da parte dei servizi di emergenza. L’INGV continua a monitorare la situazione, ma al momento l’evento sismico non sembra aver provocato conseguenze per la popolazione o per le infrastrutture. La spiegazione di quello che è successo, però, vale la pena di capirla — perché dice qualcosa di importante su come funzionano davvero i terremoti.

Perché 414 km di profondità cambia tutto

La profondità dell’ipocentro è il dato chiave per capire questo terremoto. La stragrande maggioranza dei terremoti italiani si verifica a profondità comprese tra 5 e 30 chilometri. Un sisma a 414 chilometri è classificato come evento sismico profondo — una categoria rara, con caratteristiche di propagazione completamente diverse rispetto ai terremoti superficiali.

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