martedì, Gennaio 20

“Trump è narcisista: premi immaginari e deliri di grandeur”: tutti i dubbi sulla sua salute mentale

Recentemente, la Casa Bianca è tornata al centro dell’attenzione per un episodio che ha sollevato interrogativi non solo politici, ma anche psicologici. Donald Trump,  presidente degli Stati Uniti, ha accettato una medaglia del Nobel per la Pace come se fosse un riconoscimento ufficialmente destinato a lui.

Questo gesto, avvenuto durante una cerimonia con la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, ha riacceso il dibattito sullo stato mentale del politico, già oggetto di analisi e critiche nel corso della sua carriera.

La potenza simbolica di questo gesto è innegabile. Trump ha vissuto e continua a vivere in un mondo costruito attorno al suo ego, dove la realtà è spesso distorta. La storica e psicoanalista francese Elisabeth Roudinesco ha descritto questo fenomeno come un “delirio di grandeur”, evidenziando come il suo narcisismo diventi tanto più pericoloso quanto più il suo entourage si mostra disposto a sottomettersi a questa visione distorta. La cerimonia per la consegna della medaglia, infatti, non è stata solo un momento di celebrazione, ma un atto che riflette una concezione di sé che trascende la realtà.

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La lettera inviata da Trump al premier norvegese Jonas Gahr, in cui lamenta di non aver ricevuto il Nobel per la Pace “per aver fermato più di otto guerre”, è un altro indizio di questa frattura con la realtà. In essa, Trump afferma di non sentirsi più “obbligato a pensare puramente alla pace”, un’affermazione che ha sollevato interrogativi sul suo stato mentale e sulla sua capacità di governare. La rappresentazione distorta della realtà, in questo caso, non è solo una questione di parole, ma un riflesso di una mentalità che sembra sempre più scollegata dai fatti.

Il discorso di Trump sulla Groenlandia, in cui nega la sovranità danese sull’isola, è un altro episodio emblematico. La sua affermazione che non esistano documenti scritti a sostegno della sovranità danese ignora anni di trattati internazionali. Questo comportamento erratico e confuso non è un caso isolato, ma parte di un quadro più ampio che mostra come Trump continui a navigare in un mare di contraddizioni e affermazioni infondate.

Un anno dopo l’inizio del suo secondo mandato, il comportamento di Trump appare sempre più imprevedibile. Gli episodi si accumulano, alimentando le preoccupazioni su un possibile deterioramento della sua salute mentale. La storia raccontata da Trump riguardo a suo zio John, professore al MIT, che avrebbe avuto tra i suoi studenti Ted Kaczynski, l’Unabomber, è stata smentita dai fatti. John Trump è morto nel 1985, mentre Kaczynski è stato identificato solo nel 1996. Questo tipo di affermazioni, che sembrano frutto di una fantasia sfrenata, contribuiscono a creare un’immagine di un uomo sempre più distante dalla realtà.

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