Per decenni quella voce roca e potente aveva riempito le piazze del Nord, sfidato Roma, inventato una Padania che non esisteva sulle carte geografiche ma viveva eccome nell’immaginario di milioni di italiani. Umberto Bossi, il Senatùr, il fondatore della Lega Nord, aveva da tempo lasciato la scena pubblica quotidiana — segnato da oltre vent’anni dalle conseguenze di un ictus che lo aveva colpito duramente, togliendogli molto della fisicità e della voce travolgente che lo avevano reso inimitabile.
Ma aveva continuato a resistere, a comparire, a essere presente. Fino a quando, nei giorni scorsi, qualcosa è cambiato. Chi gli era vicino ha ricevuto una telefonata. Poche parole, pronunciate con quella voce che l’Italia aveva imparato a riconoscere tra mille. Parole che hanno gelato chi le ha ascoltate.

Nel giro di poco è scattato il ricovero d’urgenza all’ospedale di Circolo di Varese — la città che lo aveva visto nascere politicamente — dove Bossi è stato trasferito in terapia intensiva a causa di un rapido peggioramento delle sue condizioni. Nei corridoi dell’ospedale, il mondo politico ha cominciato a trattenere il fiato. Quello che sembrava l’ennesima prova di resistenza per un uomo abituato a lottare si è trasformato nell’ultimo atto.
Nella serata di ieri è arrivata la notizia che ha fermato l’Italia.













