venerdì, Marzo 20

È morto Umberto Bossi a 84 anni: le ultime parole prima del malore

Secondo quanto riferito da chi gli era accanto, in quella telefonata prima del malore Bossi aveva detto: “Non mi sento bene, ho forti fastidi.” Parole semplici, quasi pudiche, per un uomo che di pudore ne aveva usato pochissimo nella vita pubblica. Parole che ora pesano come macigni.

Intorno alle 20:30 di ieri sera è arrivata la conferma ufficiale: Umberto Bossi è morto. Il fondatore della Lega Nord aveva 84 anni. Non è riuscito a superare quest’ultima crisi clinica. Le porte della terapia intensiva si sono chiuse per sempre su uno degli uomini politici più controversi, più divisivi e più irripetibili della storia della Repubblica italiana.

Il cordoglio: Salvini annulla tutto, Mattarella scrive, il figlio Renzo lo ricorda

Immediato il cordoglio delle istituzioni e di chi gli era stato vicino. Matteo Salvini ha annullato ogni impegno istituzionale — dichiarando che Bossi era l’uomo che “gli ha cambiato la vita”. Il figlio Renzo Bossi ha ricordato la coerenza del padre verso i propri ideali fino alla fine. Dal Quirinale, il Presidente Sergio Mattarella lo ha definito “un leader appassionato e un protagonista della storia repubblicana”. Il ministro Antonio Tajani a nome di Forza Italia ha pianto la scomparsa dello storico alleato di Berlusconi.

Chi era Umberto Bossi: l’uomo che ha cambiato la politica italiana

Fondò la Lega Lombarda nel 1984, poi trasformata in Lega Nord nel 1991, costruendo dal nulla un movimento politico che avrebbe cambiato per sempre la geografia del Paese. Capì prima di tutti che c’era un’Italia — quella delle fabbriche, del Nord produttivo — che si sentiva tradita da Roma. La sua politica era fatta di gesti, simboli e provocazioni: il “Roma ladrona”, l’ampolla dell’acqua del Po, i cappi in Parlamento. Un linguaggio che scandalizzava i salotti ma funzionava nelle piazze.

Con la sua scomparsa finisce davvero qualcosa che difficilmente si ripeterà: la politica dei gesti di rottura, dei simboli potenti, della provocazione come strumento di comunicazione di massa. Resta l’eredità di un movimento che ha trasformato l’assetto del Paese. E un vuoto che quelli del Carroccio oggi definiscono, con commozione, la fine di un’epoca irripetibile.

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