Stava tornando a casa a piedi, nella notte di Pasqua. Un momento qualunque, alla fine di una serata tra ragazzi. E invece Mattia Rizzetti, 16 anni, non è mai arrivato. Un’auto lo ha travolto mentre attraversava la strada nel quartiere di Casal Monastero, nel IV Municipio Tiburtino di Roma, nella notte tra sabato 4 e domenica 5 aprile. Trasportato d’urgenza al pronto soccorso del Sant’Andrea, Mattia non ce l’ha fatta. Avrebbe compiuto 17 anni quest’anno. Una comunità intera piange la sua scomparsa.
La dinamica dell’incidente
Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo stava attraversando la strada a piedi quando è stato investito da un’auto. L’impatto è stato violento, e le condizioni di Mattia sono apparse gravissime fin dai primi momenti. I soccorsi sono intervenuti rapidamente e lo hanno trasportato d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea, ma ogni tentativo di salvargli la vita si è rivelato inutile. Il decesso è sopraggiunto poco dopo il ricovero.
L’investitore, un ragazzo di 19 anni, è rimasto illeso nell’incidente. È stato sottoposto agli accertamenti di rito da parte delle autorità competenti. Le indagini sono in corso per ricostruire con esattezza la dinamica di quanto accaduto e stabilire eventuali responsabilità.
Chi era Mattia
Mattia Rizzetti era un ragazzo di 16 anni con una passione grande quanto lui: il calcio. Giocava nella ASD Tor Lupara, società con cui aveva condiviso tre anni di emozioni, vittorie e ricordi nella categoria 2009. Un ragazzo normale, con un pallone sempre tra i piedi, circondato dai compagni di squadra e dalla sua famiglia.
A dare voce al dolore di chi lo conosceva è stato il club sportivo, che sulla propria pagina Facebook ufficiale gli ha dedicato un messaggio straziante: “Avevi solo diciassette anni e un pallone sempre tra i piedi, come se fosse parte di te. Ci hai lasciato un vuoto incolmabile”. Il presidente Donato Olivieri, il vice presidente Gina Tattilo, tutta la dirigenza, gli istruttori e i tesserati si sono stretti attorno ai genitori di Mattia, papà Sergio e mamma Valentina, per quella che il comunicato definisce semplicemente “la grave perdita”. Parole che pesano come macigni.
Il vuoto che lascia
Mattia avrebbe compiuto 17 anni nel corso di quest’anno. Una vita ancora tutta da costruire, sogni da inseguire, partite da giocare. E invece una notte di Pasqua — il giorno della rinascita, della speranza — si è portata via tutto. Un paradosso crudele che rende ancora più pesante il dolore di chi gli voleva bene.