sabato, Luglio 4

Gli Usa avvertono la Polonia: “La Russia prepara una provocazione contro la Nato”

Un drone contro una centrale elettrica. Un elicottero che sconfina “per errore”. Un piccolo reparto militare che entra in territorio polacco spacciandosi per una pattuglia disorientata. Sono alcuni degli scenari che, secondo la stampa polacca e britannica, gli Stati Uniti avrebbero illustrato alla Polonia, avvertendola del rischio di una provocazione armata russa nei prossimi mesi contro il fianco orientale della Nato. Un allarme che arriva a pochi giorni dal vertice dell’Alleanza atlantica in programma ad Ankara.

L’allarme lanciato dagli Stati Uniti

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La notizia è stata pubblicata dal portale polacco Onet, che afferma di aver raccolto informazioni da cinque fonti, ed è stata successivamente ripresa dal quotidiano britannico The Telegraph. Secondo queste ricostruzioni, l’obiettivo di Mosca sarebbe quello di mettere alla prova la capacità dell’Alleanza di reagire in modo unitario, attraverso un’azione limitata, ambigua e facilmente negabile.

Le autorità polacche hanno evitato di confermare nel dettaglio le indiscrezioni, ma non hanno smentito l’esistenza del rischio. Il ministro responsabile dei servizi speciali, Tomasz Siemoniak, ha dichiarato che sarebbero state identificate persone sospettate di agire per conto della Russia nei pressi di infrastrutture militari e di luoghi legati alla cooperazione tra Polonia e Ucraina. Ancora più diretto il ministro degli Esteri Radosław Sikorski, che si è rivolto pubblicamente al presidente russo: “Sappiamo che cosa stai pianificando. Non farlo”.

Un allarme che non arriva dal nulla

Le preoccupazioni non sono isolate. In una dichiarazione approvata il 25 giugno, i leader dei Paesi del fianco orientale — Polonia, Finlandia, Svezia, Estonia, Lettonia, Lituania e Romania — hanno accusato la Russia di una campagna crescente fatta di sabotaggi, attacchi informatici, violazioni dello spazio aereo, interferenze elettroniche e manipolazione delle informazioni. L’obiettivo attribuito a Mosca sarebbe indebolire l’unità occidentale e ridurre il sostegno all’Ucraina.

Le difficoltà della Russia sul campo

Diverse fonti occidentali leggono la possibile provocazione come un segnale delle difficoltà incontrate dalla Russia in Ucraina. Questo non significa che l’esercito russo sia vicino al collasso: Mosca conserva un vantaggio numerico, continua a bombardare le città ucraine e riesce ancora ad avanzare in alcuni settori, come dimostra la recente rivendicazione della conquista di Kostiantynivka, nel Donbass.

Il problema, per il Cremlino, è il rapporto tra i risultati e il prezzo pagato. Dopo oltre quattro anni di guerra, la Russia non controlla ancora completamente nessuna delle quattro regioni ucraine che sostiene di aver annesso, e l’avanzata lungo gran parte dei circa 1.200 chilometri di fronte si è sostanzialmente fermata. Nel frattempo, i droni ucraini colpiscono ormai raffinerie, depositi e infrastrutture a centinaia di chilometri dal confine, costringendo Mosca a disperdere le proprie difese aeree e provocando, per stessa ammissione di Putin, carenze di carburante in diverse regioni russe.

Perché una provocazione potrebbe “convenire” al Cremlino

È in questo contesto che, secondo l’analisi delle fonti citate, una provocazione contro la Polonia o i Paesi baltici potrebbe apparire utile a Mosca. L’obiettivo non sarebbe conquistare territorio della Nato — un’operazione del genere esporrebbe la Russia a una risposta militare enormemente superiore — ma avrebbe uno scopo politico: creare paura, dimostrare che aiutare l’Ucraina comporta rischi diretti per i cittadini europei e spingere almeno alcuni governi a ridurre le forniture di armi.

Un’incursione limitata potrebbe inoltre servire a verificare quanto gli Stati Uniti siano davvero disposti a difendere gli alleati orientali. Negli scenari descritti, soldati russi o bielorussi potrebbero entrare per pochi chilometri in territorio Nato sostenendo di essersi persi per un’interferenza del Gps, per poi ritirarsi dopo alcuni giorni di tensione in cambio di concessioni politiche. Altre ipotesi prevedono attacchi con droni, finte incursioni aeree o sabotaggi attribuiti all’Ucraina. Si tratta, è bene ribadirlo, di scenari ipotetici delineati dalle fonti di intelligence, non di eventi accaduti.

La “trappola dell’ambiguità” e l’articolo 5

Il punto debole che Mosca potrebbe cercare di sfruttare è l’ambiguità dell’articolo 5 del Trattato atlantico, secondo cui un attacco contro un alleato è considerato un attacco contro tutti. La norma non prevede però una guerra automatica: la natura dell’attacco e la risposta vengono valutate dagli Stati membri caso per caso. Un’operazione limitata, compiuta da uomini senza insegne o presentata come un errore, avrebbe proprio lo scopo di rallentare la decisione dell’Alleanza, mentre Mosca diffonde versioni contraddittorie e alimenta il timore di un’escalation.

Il vertice di Ankara

È in questo quadro che il 7 e 8 luglio si terrà in Turchia il vertice Nato di Ankara. L’obiettivo dichiarato è trasformare gli impegni presi nel 2025 in maggiori investimenti, nuove capacità militari e un sostegno duraturo a Kiev. Ma il vero obiettivo politico sarà evitare che le divisioni interne rendano l’Alleanza vulnerabile proprio mentre cresce il timore di una provocazione russa.

La bozza della dichiarazione finale riafferma un “impegno incrollabile” verso la difesa collettiva. Un passaggio non scontato, alla luce delle tensioni con l’amministrazione statunitense, che ha più volte accusato gli europei di approfittare della protezione americana. Tra i temi sul tavolo, un piano di assistenza militare all’Ucraina che secondo le bozze potrebbe raggiungere i 70 miliardi di euro nel 2026, con un peso economico destinato a ricadere soprattutto su europei e Canada. Un appuntamento, quello di Ankara, che si annuncia decisivo per misurare la reale coesione dell’Alleanza in una fase di crescente tensione.