La macchina organizzativa di Vannacci è già in movimento. Si parla di un logo “chiuso a doppia mandata”, di raccolte fondi sia micro che macro, e di una struttura pronta a sfidare il tempo elettorale. Per presentare le liste alla Camera, sono necessarie 36 mila firme, circa la metà al Senato. Nei gruppi di lavoro si discute della logistica dei banchetti e della rete territoriale, segno che il progetto politico è ben avviato.
Il nuovo soggetto politico di Vannacci non mira a formare gruppi parlamentari, ma piuttosto a costruire un contenitore politico che si richiami ai modelli identitari europei, con una particolare attenzione al tema della remigrazione e alla difesa dell’identità nazionale. Questo approccio potrebbe ricordare l’Afd tedesca, ma in una versione “in salsa tricolore”. La sfida è ambiziosa e, sebbene la Lega di Salvini non sembri intenzionata a espellere Vannacci, è chiaro che il generale sta preparando il terreno per un’uscita autonoma.
La tensione tra le due fazioni è palpabile. Mentre Vannacci si distacca, la Lega cerca di ricompattarsi sulle nevi abruzzesi, ma la frattura è già evidente. La destra italiana si trova di fronte a un nuovo fronte, destinato a pesare nelle urne e nelle alleanze del prossimo anno. La questione della remigrazione, che Vannacci ha reso centrale nella sua narrazione, si intreccia con le dinamiche interne della Lega e con le aspettative degli elettori.
In questo contesto, è interessante osservare come la figura di Vannacci stia evolvendo. Non è più solo un ex generale, ma un leader carismatico che sta cercando di ritagliarsi uno spazio nel panorama politico italiano. La sua capacità di attrarre consensi, soprattutto tra coloro che si sentono trascurati dalla politica tradizionale, potrebbe rivelarsi un elemento di rottura. La sua narrazione identitaria risuona con una parte dell’elettorato che cerca risposte a domande complesse, come quelle legate all’immigrazione e alla sovranità nazionale.
Il futuro di Vannacci e della sua ambizione politica è incerto, ma ciò che è certo è che la sua uscita dalla Lega segnerà un cambiamento significativo nel panorama politico italiano. La Lega, che ha costruito gran parte del suo consenso sulla figura di Salvini, si trova ora a dover affrontare una sfida interna che potrebbe minare le sue fondamenta. La frattura tra Vannacci e il Carroccio non è solo una questione di leadership, ma tocca temi più profondi, come l’identità nazionale e la direzione futura del centrodestra.
In conclusione, il percorso di Vannacci rappresenta un capitolo importante nella storia recente della politica italiana. La sua capacità di mobilitare consensi e di costruire una nuova identità politica potrebbe avere ripercussioni significative, non solo per la Lega, ma per l’intero panorama politico. Mentre il generale si prepara a lanciare il suo progetto, la Lega deve affrontare la realtà di un deserto che, sebbene metaforico, potrebbe rivelarsi molto concreto alle prossime elezioni. La sfida è aperta e il futuro, per ora, rimane avvolto nell’incertezza.















