Il segnale, questa volta, è arrivato forte e chiaro. Roberto Vannacci alza il livello dello scontro politico e lo fa nel modo più diretto possibile: rompendo sulla fiducia al governo. Per la prima volta, infatti, i tre deputati a lui vicini – Edoardo Ziello, Emanuele Pozzolo e Rossano Sasso – hanno votato contro il decreto Bollette, segnando una frattura evidente con la maggioranza.
Il voto che cambia gli equilibri

La decisione non è stata improvvisata. Già nelle ore precedenti al voto, Vannacci aveva fatto capire che qualcosa stava per succedere. «Daremo un segnale forte», aveva detto, criticando apertamente un provvedimento ritenuto insufficiente.
Quel segnale si è concretizzato in Aula, dove i cosiddetti “vannacciani” hanno scelto di sfilarsi dalla linea del centrodestra. Un gesto politico pesante, soprattutto perché arriva dopo settimane di rapporti sempre più freddi con la maggioranza.
Attacco frontale al centrodestra
Non si è trattato solo di un voto contrario. A rendere ancora più evidente la rottura sono state le parole durissime arrivate subito dopo. Rossano Sasso ha definito il centrodestra «moderato e molliccio», accusandolo di essere troppo allineato alle posizioni europee e di continuare a sostenere Kiev in una guerra «che non è la nostra».
Una linea che segna una distanza netta su uno dei temi più delicati della politica internazionale e che rende sempre più difficile una convivenza interna alla stessa area politica.
Un rapporto mai davvero nato
Dietro lo strappo c’è anche una frustrazione che i futuristi non nascondono. «La fiducia è un sentimento reciproco», è stato ribadito nelle ore precedenti al voto. Un messaggio chiaro: il sostegno dato in passato al governo non è stato, secondo loro, ricambiato.
Nonostante infatti il voto favorevole alla fiducia nelle settimane precedenti, il gruppo vicino a Vannacci è rimasto ai margini delle decisioni che contano. La linea della maggioranza è sempre stata netta: chi non condivide il sostegno all’Ucraina resta fuori dal perimetro politico.