martedì, Marzo 24

Funerali di Bossi a Pontida: cori “Padania libera” e “Bruciare il tricolore”

I funerali di Umberto Bossi all’abbazia di San Giacomo a Pontida si sono trasformati in qualcosa di più di una cerimonia funebre. Sono stati uno specchio — impietoso e potente — di ciò che è rimasto della Lega delle origini e di quanto si è trasformata negli anni di Salvini. Il feretro del fondatore è arrivato accompagnato dal suono delle cornamuse, accolto da un grande applauso dei militanti e dal coro “Bossi, Bossi. Grazie Umberto”. Sulla bara fiori bianchi e la bandiera della Lega con il sole delle Alpi.

Ma i momenti più carichi di significato politico sono arrivati dopo la cerimonia, quando la piazza di Pontida ha dato voce a sentimenti che dentro la Lega ufficiale non trovano più spazio. Al termine del funerale centinaia di militanti hanno scandito il coro “Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore”. Poi “Padania libera”, ripetuta più volte. Poi “Secessione, secessione” all’arrivo della premier Giorgia Meloni, accompagnata dal vicepremier Antonio Tajani. La presidente del Consiglio è stata accolta da qualche applauso prima di entrare in chiesa — ma il coro era inequivocabile.

“Molla la camicia verde, vergogna”: i cori contro Salvini

Il momento più clamoroso della giornata è stato quello che ha riguardato direttamente Matteo Salvini. Mentre il segretario della Lega saliva i gradini dell’abbazia di San Giacomo, i militanti del Partito Popolare per il Nord — promosso da Roberto Castelli — gli hanno urlato: “Molla la camicia verde, vergogna.” Un attacco durissimo, in un luogo e in un giorno che avrebbero dovuto essere di unità. Salvini si era presentato ai funerali indossando proprio una camicia verde — il colore simbolo della Lega delle origini — ma non è bastato a placare chi lo considera l’artefice del tradimento dell’eredità di Bossi.

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