Dopo l’abbandono del piano iniziale che prevedeva lo sbarco degli aiuti al porto israeliano di Ashkelon, il governo italiano aveva studiato una nuova soluzione: trasferire i carichi a Cipro e, da lì, affidarli al Patriarcato di Gerusalemme, con l’approvazione di Tel Aviv e delle autorità cipriote. Un compromesso pensato per garantire sicurezza e legittimità internazionale, ma che non ha convinto gli attivisti.
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