A 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, un nuovo dettaglio emerso da una fotografia scattata sulla scena del crimine riapre interrogativi pesantissimi sulla gestione delle prime ore d’indagine. L’immagine, datata 13 agosto 2007 alle 15:07, mostra una donna con una borsetta che si muove con assoluta tranquillità nel luogo in cui la 26enne venne ritrovata senza vita.
La foto che inquieta: chi è la donna con la borsetta?

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Dalla ricostruzione emerge che la figura femminile indossa una maglietta bianca a righe scure, una gonna o pantaloni in jeans e porta sulla spalla uno zainetto o una borsa marrone. Tutto questo mentre la casa dei Poggi avrebbe dovuto essere già sigillata e accessibile solo a personale autorizzato.
Il punto più inquietante: non esiste alcuna impronta nota attribuibile a questa persona. Né un nome. Né un ruolo. Né una spiegazione ufficiale.
Perché è un dettaglio così serio
L’immagine è stata discussa nella puntata di Ore 14 Sera, dove l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, ha sollevato domande che per ora restano senza risposta:
- Chi era questa donna?
- Era autorizzata a stare lì?
- Ha lasciato impronte? Perché non risultano?
- La scena del crimine era davvero protetta?
Domande che si inseriscono in una lunga serie di anomalie che nel corso degli anni hanno alimentato polemiche su errori, contaminazioni e lacune investigative.
Le immagini non coincidono con la versione ufficiale
La ricostruzione degli ingressi nella casa Poggi, finora, raccontava altro. I primi ad accedere, dopo la telefonata di Stasi, sarebbero stati operatori accorsi alle 14:05, seguiti dai carabinieri e dalla pm Rosa Muscio.
Ma la presenza della donna alle 15:07 — in abiti civili, senza protezioni, senza identificazione — non combacia con alcuna delle figure ufficiali note. E apre una nuova falla: chi controllava effettivamente la scena nelle prime ore?
Sempio al laboratorio genomico: nuove verifiche sul DNA
Il dettaglio emerso coincide con un’altra fase delicatissima dell’inchiesta: Andrea Sempio, oggi indagato per concorso in omicidio, si è presentato con i suoi legali al Laboratorio Genomica di Roma per ulteriori analisi.
Il suo avvocato, Liborio Cataliotti, ha specificato: «Se esistesse un DNA che colleghi i due, sarebbe indiretto, tramite un oggetto comune». Una frase che conferma come la pista genetica sia ancora un terreno complesso e non conclusivo.
Una scena del crimine mai davvero “chiusa”
Questo nuovo dettaglio rimette al centro il problema che da anni inquina il caso Garlasco: la fragilità delle prove raccolte nelle prime ore, la scarsa tutela dei reperti, la presenza di persone non identificate in punti chiave.
Una donna con una borsetta, che cammina tra sangue, impronte e possibili tracce decisive, rappresenta esattamente ciò che mai dovrebbe accadere in un’indagine per omicidio.
L’immagine apre scenari inquietanti su come la scena del delitto fu gestita e su quanto della verità possa essere stato compromesso. Gli esperti lo ripetono da anni: «La scena del crimine di Garlasco è stata contaminata».