venerdì, Luglio 3

Bonifici di Natale tra parenti: quando il regalo può insospettire il Fisco e cosa rischi davvero

A pochi giorni dal Natale, sempre più regali viaggiano attraverso un bonifico bancario invece della tradizionale busta con i contanti. Un gesto semplice, tracciabile e ormai diffusissimo all’interno delle famiglie, soprattutto quando genitori, nonni o fratelli decidono di aiutare economicamente figli e nipoti.

Quello che nella vita quotidiana appare come un atto naturale di sostegno familiare, però, può assumere un significato molto diverso se osservato dal punto di vista del Fisco. Un accredito sul conto corrente, infatti, può essere interpretato come un possibile reddito non dichiarato, facendo scattare richieste di chiarimento e controlli fiscali.

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Il tema è particolarmente attuale in un periodo come quello natalizio, in cui i movimenti di denaro tra conti correnti aumentano sensibilmente e attirano l’attenzione della GdF.

Indagini bancarie e presunzione di reddito

La normativa sulle indagini finanziarie attribuisce all’Amministrazione finanziaria poteri di controllo molto ampi. Bonifici, versamenti e, in alcuni casi, anche prelievi possono essere considerati indizi di redditi imponibili non dichiarati.

Si tratta della cosiddetta presunzione legale relativa: non equivale a una colpa automatica, ma comporta un effetto rilevante per il contribuente. In presenza di movimenti sospetti, l’onere della prova si sposta su chi riceve il denaro, chiamato a dimostrare l’origine lecita delle somme.

In altre parole, spetta al contribuente spiegare perché quel bonifico non rappresenta un compenso occulto, ma un trasferimento privo di rilevanza fiscale.

Cosa dice la Cassazione sui bonifici familiari

Nel corso degli anni, la Finaza è intervenuta più volte sul tema, chiarendo che il semplice dato formale del movimento bancario non è sufficiente a dimostrare l’esistenza di un reddito imponibile.

I giudici hanno ribadito che occorre una valutazione concreta delle circostanze: chi ha versato il denaro, con quali risorse e per quale motivo. Tuttavia, resta fermo un principio fondamentale: è sempre il contribuente a dover fornire prove coerenti e documentate.

In assenza di spiegazioni convincenti, il rischio è che il bonifico venga assimilato a un ricavo non dichiarato.

Il caso pugliese: i bonifici da madre e sorella

Un esempio emblematico arriva dalla Puglia, dove una controversia fiscale ha fatto chiarezza su questo tipo di situazioni. L’Agenzia delle Entrate aveva contestato una serie di versamenti ricevuti da una società con socio unico, chiedendo di chiarirne la natura.

Tra i bonifici finiti sotto la lente del Fisco, due provenivano dalla madre dell’imprenditore, pensionata, e dalla sorella, dipendente pubblica. Soggetti, quindi, con redditi noti, tracciabili e già tassati.

In primo grado, la Commissione tributaria aveva dato ragione all’Amministrazione finanziaria. In appello, però, la decisione è stata completamente ribaltata.

La sentenza: il sostegno familiare non è reddito

Con la sentenza n. 4378 del 31 dicembre 2024, la Corte di giustizia tributaria ha stabilito un principio chiaro: i bonifici ricevuti da familiari non sono automaticamente reddito imponibile.

Secondo i giudici, affinché possa scattare la tassazione, è l’Amministrazione a dover dimostrare in modo puntuale il collegamento tra le somme ricevute e un’attività economica imponibile.

In assenza di questa prova, prevale la natura lecita del trasferimento, soprattutto quando il denaro proviene da soggetti con redditi già assoggettati a imposta.

Perché la causale del bonifico è fondamentale

Proprio alla luce di questo orientamento giurisprudenziale, la causale del bonifico assume un ruolo centrale. Indicare chiaramente il motivo del trasferimento può fare la differenza in caso di controlli.

Espressioni semplici come “regalo di Natale”, “sostegno familiare” o “aiuto economico” aiutano a contestualizzare il movimento e a dimostrarne la natura non reddituale.

Non è necessario utilizzare formule giuridiche complesse: l’importante è rendere comprensibile, fin da subito, il motivo del versamento.

Donazione o semplice aiuto? Il confine delicato

Dal punto di vista civilistico, la donazione è l’atto con cui un soggetto arricchisce un altro senza ricevere nulla in cambio e, in linea generale, richiede la forma dell’atto pubblico notarile.

La Cassazione ha però chiarito che il bonifico bancario, di per sé, non costituisce automaticamente una donazione, ma è soltanto lo strumento con cui si esegue un accordo di liberalità.

Dal punto di vista fiscale, si distingue tra donazioni dirette, formalizzate con atto notarile, e donazioni indirette, realizzate tramite strumenti come i bonifici. Queste ultime diventano fiscalmente rilevanti solo in caso di registrazione o a seguito di un accertamento.

Quando scattano davvero i controlli del Fisco

Il rischio di controlli aumenta quando i bonifici sono frequenti, di importo elevato o incoerenti con il profilo reddituale di chi li riceve. In questi casi, l’Agenzia delle Entrate può chiedere chiarimenti e documentazione.

Se il contribuente riesce a dimostrare che si tratta di un aiuto familiare proveniente da redditi già tassati, l’operazione resta lecita. In caso contrario, può essere applicata un’imposta fino all’8%, anche con funzione sanzionatoria.

Un motivo in più per prestare attenzione, soprattutto durante le festività, a come e perché si effettuano i bonifici tra parenti.