lunedì, Luglio 6

“Numeri impietosi”. Sondaggio di fine anno, disastro per un partito italiano

Qual è il reale peso dei partiti politici italiani alla fine del 2025? A fornire una fotografia aggiornata è il Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, che traccia un bilancio netto degli equilibri elettorali nell’ultimo scorcio dell’anno. Un quadro caratterizzato da una sostanziale stabilità ai vertici, ma anche da dati definiti “impietosi” per alcune forze politiche che faticano a tenere il passo.

Il sondaggio, diffuso a ridosso della chiusura dell’anno, restituisce uno scenario in cui i rapporti di forza appaiono consolidati, ma con segnali di difficoltà evidenti per chi non riesce a intercettare il consenso dell’elettorato in modo strutturale.

Leggi anche:Massimo D’Alema, crollano i ricavi della società di consulenza: spariscono gli incarichi inglesi

Leggi anche:Quirinale, Bersani: “Il capo dello Stato abbia un legame forte con la Costituzione antifascista”

Leggi anche:Silvia Salis, la sindaca di Genova al centro del dibattito politico: le vacanze, l’immagine e il paragone con Renzi

Fratelli d’Italia resta saldamente in testa

Secondo Demopolis, Fratelli d’Italia si conferma il primo partito italiano. Se si votasse oggi, la formazione guidata da Giorgia Meloni raccoglierebbe il 30 per cento dei consensi, mantenendo un margine ampio su tutte le altre forze politiche.

Un dato che certifica la solidità del partito di governo, capace di chiudere il 2025 senza scossoni rilevanti, nonostante un anno segnato da tensioni internazionali, difficoltà economiche e un quadro geopolitico complesso.

Il Partito Democratico resta sotto quota 23%

Al secondo posto si colloca il Partito Democratico, che chiude l’anno al 22,8 per cento. Un risultato che conferma le difficoltà del Pd nel ridurre la distanza con la principale forza di governo.

Il dato, pur mantenendo il partito su percentuali importanti, evidenzia l’assenza di una vera accelerazione in grado di riaprire la partita per la leadership politica del Paese.

Movimento 5 Stelle stabile ma senza slancio

Terza posizione per il Movimento 5 Stelle, attestato al 12,4 per cento. Il partito guidato da Giuseppe Conte mantiene un consenso a doppia cifra, ma senza registrare significativi passi in avanti rispetto ai mesi precedenti.

Una stabilità che, se da un lato evita un crollo, dall’altro segnala una difficoltà nel tornare protagonista come forza trainante del cosiddetto campo largo.

Forza Italia e Lega appaiate: equilibrio delicato

Seguono Forza Italia e Lega, entrambe ferme all’8,7 per cento. Le due forze storiche del centrodestra si muovono su percentuali identiche, evidenziando un equilibrio interno che non premia nessuna delle due in modo netto.

Un dato che fotografa una fase di transizione, con consensi consolidati ma senza una crescita significativa in grado di modificare i rapporti all’interno della coalizione di governo.

Area progressista e centrista: numeri frammentati

Chiudono la graduatoria Alleanza Verdi e Sinistra Italiana al 6,5 per cento, seguite da Azione al 2,8 e Italia Viva al 2,6 per cento. Numeri che confermano la frammentazione dell’area centrista e le difficoltà nel costruire un progetto unitario capace di superare la soglia di marginalità.

Per questi partiti, i dati di fine anno rappresentano un campanello d’allarme: senza un cambio di strategia, il rischio di restare ai margini del dibattito politico resta elevato.

Il confronto con la Supermedia YouTrend

I numeri Demopolis trovano riscontro anche nella Supermedia YouTrend–Agi, che analizza l’andamento dei consensi tra gennaio e dicembre. Secondo i dati aggregati, il centrodestra registra una lieve flessione, passando complessivamente dal 48,5 al 48,1 per cento.

Nello stesso periodo, risultano in leggera crescita i partiti centristi – Italia Viva, Azione e +Europa – che passano dal 7,1 al 7,7 per cento, mentre il campo largo (Pd, M5S e Avs) sale dal 40,5 al 40,8 per cento.

Scenario stabile ma con segnali di allarme

Si tratta di movimenti contenuti, che confermano una sostanziale stabilità dei rapporti di forza. Il centrodestra mantiene un margine ancora ampio, mentre il centrosinistra resta in una fase di riorganizzazione e ridefinizione.

Per alcuni partiti, però, i numeri di fine anno sono un vero sprofondo rosso. Percentuali basse, crescita assente e una competizione sempre più polarizzata rendono il 2026 un passaggio decisivo: senza scelte nette, il rischio è quello di diventare politicamente irrilevanti.