Il mondo del basket internazionale dice addio a una delle sue figure più imponenti e dominanti di sempre. È morta a 73 anni Uliana Semjonova, leggendaria pivot lettone dell’Unione Sovietica, considerata una delle più grandi giocatrici della storia della pallacanestro femminile. Con la nazionale sovietica ha costruito un’epopea sportiva irripetibile, fatta di titoli, imbattibilità e record che ancora oggi restano senza paragoni.
Nata in Lettonia, Semjonova è stata soprannominata per tutta la carriera “la gigantessa” del basket, non solo per la sua statura fuori scala – ufficialmente 210 centimetri, secondo alcune fonti anche superiore – ma per l’impatto totale che aveva sul gioco. La sua presenza sotto canestro ha segnato un’epoca, rendendo l’Urss praticamente invincibile per quasi due decenni.
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Un palmarès senza precedenti
I numeri della carriera di Uliana Semjonova raccontano da soli la portata del personaggio. Con la maglia dell’Unione Sovietica ha vinto due medaglie d’oro olimpiche, ai Giochi di Montreal 1976 e Mosca 1980, tre Campionati del Mondo e dieci titoli europei. A questi successi si aggiungono undici Coppe dei Campioni conquistate con il Daugava Riga, una striscia impressionante che ha contribuito a rendere il club lettone una potenza continentale.
Il dato che più colpisce resta però l’imbattibilità con la nazionale: per 18 anni Semjonova non ha mai perso una partita ufficiale con l’Urss, un record che rende bene l’idea del dominio esercitato dalla squadra e, in particolare, dalla sua pivot simbolo.
La “gigantessa” che cambiò il basket femminile
La crescita fisica di Semjonova fu precoce e fuori dall’ordinario. A soli 12 anni sfiorava già i 190 centimetri, a causa di una disfunzione ghiandolare. Il suo talento non passò inosservato e venne segnalata all’Accademia dello Sport di Riga, dove iniziò un percorso che l’avrebbe portata ai vertici mondiali.
Ancora giovanissima, ottenne una deroga per giocare nella massima categoria nonostante non avesse raggiunto l’età minima. Dal 1968 divenne titolare fissa del Daugava Riga, entrando in una squadra già vincente e contribuendo a trasformarla in una vera dinastia del basket europeo.
L’unica finale persa e il rispetto per le avversarie
In oltre quindici anni di dominio continentale, una sola finale di Coppa dei Campioni sfuggì alla squadra di Semjonova: accadde nel 1985, a Viterbo, contro la Fiorella Vicenza allenata da Aldo Corno. Una sconfitta storica, accettata con sportività dalla campionessa lettone, che riconobbe i meriti delle avversarie e parlò di un basket sovietico ormai superato.
Un episodio che racconta anche il lato umano di una fuoriclasse spesso percepita come inarrivabile, ma capace di leggere con lucidità l’evoluzione del gioco.
Dalle Hall of Fame all’impegno sociale
Dopo il ritiro, Uliana Semjonova è rimasta una figura centrale nello sport lettone. Nel 1993 è stata la prima cestista europea a entrare nella Hall of Fame del basket mondiale a Springfield. Successivamente è stata inserita nella Hall of Fame del basket femminile e, nel 2007, nel gruppo fondatore della Hall of Fame FIBA.
Negli anni successivi ha fondato e diretto il Fondo sociale degli Olimpionici della Lettonia, occupandosi di assistenza ai veterani dello sport e diventando un punto di riferimento anche fuori dal campo.
Gli ultimi anni e l’eredità sportiva
Negli ultimi anni Semjonova aveva affrontato gravi problemi di salute. Soffriva di diabete e nel 2023 aveva subito l’amputazione di una gamba. Nonostante questo, il suo nome è rimasto legato a un’epoca d’oro della pallacanestro femminile, in cui la sua figura ha cambiato per sempre il modo di intendere il ruolo del pivot.
Uliana Semjonova lascia un’eredità sportiva enorme: non solo titoli e record, ma l’immagine di una campionessa capace di dominare il gioco come poche altre nella storia. Una leggenda assoluta, il cui nome resterà inciso tra quelli che hanno fatto grande il basket mondiale.