Alla tragedia del femminicidio di Federica Torzullo si è aggiunto, a distanza di pochi giorni, un nuovo evento sconvolgente: il suicidio dei genitori di Claudio Carlomagno, reo confesso dell’omicidio della moglie. Un epilogo che ha lasciato attoniti non solo gli investigatori, ma anche l’opinione pubblica, chiamata ora a confrontarsi con una vicenda che assume i contorni di una tragedia familiare totale.
A offrire una chiave di lettura sul gesto estremo di Pasquale Carlomagno e Maria Messenio è la criminologa e psicologa Flaminia Bolzan, che ha analizzato le possibili motivazioni psicologiche alla base del doppio suicidio.
“Una tragedia nella tragedia”

La Bolzan definisce quanto accaduto “una tragedia nella tragedia”, sottolineando come il suicidio dei due coniugi non vada letto come un evento isolato, ma come l’ultimo anello di una catena di dolore, shock e disgregazione emotiva.
Secondo la criminologa, la genesi del gesto va ricercata principalmente in due fattori: la vergogna profonda e l’incapacità di reggere una pressione psicologica e sociale divenuta insostenibile.
Il peso della vergogna e del disonore
Per i genitori di un uomo accusato di un delitto tanto efferato, il crollo dell’immagine familiare può assumere un valore devastante. Non si tratta solo del lutto per la vittima, spiega Bolzan, ma di una frattura identitaria che investe il ruolo genitoriale stesso.
“La vergogna sperimentata rispetto agli agiti del figlio” emerge come un elemento centrale: un sentimento che, in contesti di forte esposizione mediatica, può trasformarsi in un vissuto di colpa totalizzante, anche quando non esiste una responsabilità penale diretta.
La pressione psicologica e l’isolamento

Accanto alla vergogna, la criminologa individua un secondo fattore decisivo: la pressione. Una pressione che nasce dallo scandalo pubblico, dal lutto improvviso, dal bombardamento mediatico e, nel caso di Maria Messenio, anche dalle minacce e dagli attacchi ricevuti sui social network.

















