martedì, Gennaio 27

Federica Torzullo, il figlio ora sa tutto: il sindaco diventa tutore e si valuta l’affidamento alla zia

Sa tutto, ma non è solo. È questa la linea che istituzioni, famiglia e scuola hanno scelto di seguire per proteggere il figlio di Federica Torzullo, il bambino di appena nove anni travolto da una tragedia familiare senza precedenti. Dopo l’uccisione della madre e il successivo suicidio dei nonni paterni, attorno al minore si è stretta una rete di tutela che punta a garantire stabilità, continuità e protezione.

La verità gli è stata raccontata con parole misurate, filtrate dall’età e dalla fragilità emotiva. Sa che la madre non c’è più, sa che il padre ha fatto del male, sa che i nonni paterni non hanno retto al dolore. Una consapevolezza difficile, accompagnata però da una presenza costante di adulti, istituzioni e professionisti.

Il ruolo delle istituzioni: il sindaco tutore del minore

Federica Torzullo marito

Il Tribunale per i minorenni ha disposto una collocazione temporanea presso i nonni materni, ritenuti il punto di riferimento più stabile in questa fase. Contestualmente, il sindaco del Comune è stato nominato tutore legale del bambino, una scelta prevista nei casi di particolare complessità e finalizzata a garantire una supervisione istituzionale diretta.

Il provvedimento ha dato il via all’attivazione immediata dei servizi sociali, chiamati a seguire ogni aspetto della quotidianità del minore: dalla vita domestica al percorso scolastico, fino al supporto psicologico necessario per affrontare un trauma di questa portata.

L’ipotesi affidamento alla zia

Tra le soluzioni valutate per il futuro c’è anche l’ipotesi di un affidamento alla zia materna. Una possibilità che resta sullo sfondo e che non rappresenta, al momento, una decisione imminente. La priorità assoluta è evitare ulteriori strappi emotivi e consentire al bambino di ritrovare una forma di normalità.

Famiglia e istituzioni si muovono in modo coordinato, consapevoli che ogni scelta dovrà essere calibrata sui tempi e sui bisogni del minore, senza forzature né accelerazioni dettate dall’emotività o dalla pressione mediatica.

Il rientro a scuola e la protezione del contesto

Un passaggio delicato riguarda il ritorno a scuola. Il rientro è stato preparato con attenzione, coinvolgendo insegnanti, genitori e compagni di classe, per creare un ambiente accogliente e consapevole. L’obiettivo è proteggere il bambino da esposizioni inutili e da parole che, anche involontariamente, potrebbero riaprire ferite ancora sanguinanti.

La scuola diventa così uno dei pilastri della rete di protezione, un luogo in cui il bambino possa continuare a essere semplicemente un alunno, senza essere ridotto al simbolo di una tragedia.

La tutela giuridica del minore

Accanto alla famiglia opera anche un curatore speciale, incaricato di tutelare esclusivamente i diritti del bambino nel procedimento penale. Una figura tecnica, ma fondamentale, che partecipa agli accertamenti e segue l’evoluzione dell’inchiesta con l’unico obiettivo di proteggere l’interesse del minore.

La gestione del caso giudiziario procede in parallelo con quella umana, in un equilibrio difficile ma necessario, soprattutto in una vicenda che ha scosso profondamente l’intera comunità.

Una comunità chiamata alla responsabilità

Anguillara vive ancora sotto shock, ma attorno al bambino si è creata una risposta corale che va oltre il dolore. Famiglia, istituzioni, scuola e professionisti stanno lavorando insieme per trasformare l’emergenza in protezione, il trauma in una quotidianità possibile.

Il bambino “sa tutto”, ma ha ancora il diritto di crescere, giocare, studiare e sentirsi al sicuro. In una storia segnata da una violenza estrema, questa è oggi l’unica risposta che conta davvero.

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