mercoledì, Giugno 24

Meloni chiama tutti i leader di opposizione dopo lo scontro con Schlein: coordinamento sulla crisi in Iran

La giornata era iniziata con uno scontro frontale in Parlamento e una coda mattutina di accuse reciproche. È finita con Giorgia Meloni che chiamava uno per uno i segretari di tutti i partiti di opposizione. Un cambio di registro significativo, in una fase in cui la crisi in Iran si è fatta sentire in modo diretto anche sull’Italia — con il missile sulla base di Erbil e il Consiglio supremo di difesa convocato per domani mattina al Quirinale da Sergio Mattarella.

La premier ha contattato Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Carlo Calenda, Matteo Renzi e Riccardo Magi. Il messaggio trasmesso era lo stesso per tutti: serve remare insieme per rendere più forte la voce dell’Italia in un momento che non ammette divisioni di facciata. Il coordinamento telefonico è la forma che — per ora — prende il tavolo tra governo e opposizioni sulla crisi in Medio Oriente, dopo che l’ipotesi di un incontro a Palazzo Chigi si era arenata rapidamente tra le polemiche della mattina.

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Ma cosa aveva detto esattamente Schlein? Perché il tavolo era saltato? E cosa ci sarà sul tavolo domani al Quirinale?

Lo scontro con Schlein e la replica di Meloni

La miccia era stata accesa durante le comunicazioni parlamentari. Elly Schlein aveva accusato la premier di fare tutto da sola: “Meloni sta facendo tutto da sola. Noi ci siamo come ci siamo sempre stati. Ora deve posare la clava. Gli italiani non meritano questo spettacolo. Lei il mio numero ce l’ha…” Una frecciata pubblica, costruita per colpire l’immagine della premier come leader che preferisce lo scontro al dialogo.

Meloni aveva risposto a stretto giro con una nota scritta, respingendo l’accusa di usare la clava e rivendicando di aver fatto “un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali”, oltre a “condizioni surreali per sedersi al tavolo”. Conte aveva aggiunto di “dubitare di questa nota”, ribadendo che il tavolo più trasparente era già in Parlamento.

Una mattinata di fuoco, insomma. Poi, nel pomeriggio e in serata, il cambio di tono.

Le telefonate di Meloni: accordo per aggiornarsi “per le vie brevi”

La mossa delle telefonate serali — raccontano fonti di centrodestra — sarebbe stata condivisa anche con il Quirinale. Schlein ha confermato di aver ricevuto la chiamata dalla premier durante un’intervista a Venezia: “Siamo rimaste d’accordo che ci aggiorneremo per le vie brevi ogni volta che sarà necessario in una situazione molto preoccupante, anche per l’attacco alla nostra base a Erbil.”

Da Italia Viva hanno spiegato che alle opposizioni è stato offerto un “tavolo di confronto permanente sulle questioni di politica internazionale”, definito come una proposta che “arriva in ritardo ma è ben accolta”. Per adesso, l’accordo è che le informazioni verranno veicolate tramite telefonate e messaggi diretti — non riunioni formali, almeno per ora.

Sullo sfondo, un dato politico che pesa: sondaggi interni al governo indicano che Trump e questa guerra sono invisi a quasi l’80% degli italiani. La strategia di Meloni, ragionano ambienti della maggioranza, mira anche a dare l’idea di una presa di distanza dal conflitto — e a rispondere alle accuse degli avversari di essere “l’ancella di Trump”. A Palazzo Chigi si lavora soprattutto al coordinamento E4, con Francia, Germania e Gran Bretagna, puntando sulla diplomazia per evitare un ulteriore allargamento della crisi.

Domani al Quirinale: il Consiglio supremo di difesa

Al centro di tutto c’è il Consiglio supremo di difesa, convocato da Mattarella per domani mattina alle 10 al Quirinale. Sul tavolo ci sono le ricadute sulla sicurezza interna ed energetica, gli aiuti ai Paesi del Golfo — compreso l’invio di un Samp-T agli Emirati — e la situazione dei militari italiani dislocati nell’area, con l’attacco alla base di Erbil che ha reso il quadro ancora più urgente. Il Colle e il governo condividono i timori per un conflitto di cui è ancora difficile prevedere gli sviluppi: ogni ora può portare un’escalation che cambia le carte in tavola.

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