Momenti di forte tensione a Otto e mezzo, il programma di approfondimento politico di La7, durante l’intervento di Massimo Cacciari. Il filosofo ed ex sindaco di Venezia ha preso la parola per smontare quella che definisce una narrazione distorta sul rapporto tra politica, Costituzione e antifascismo, interrompendo apertamente Lilli Gruber in diretta.
Il confronto si è acceso mentre in studio si discuteva della presenza di un esponente di CasaPound a Montecitorio e, più in generale, dell’idea secondo cui per partecipare alla vita politica sarebbe necessario esibire una sorta di “patente antifascista”.
“Nella Costituzione non c’è scritto antifascismo”
Mentre la conduttrice stava introducendo il tema, Cacciari l’ha interrotta con una frase netta: “Nella Costituzione non c’è scritta la parola antifascismo”. Una puntualizzazione che ha immediatamente spostato il baricentro del dibattito.
Gruber ha provato a correggere il tiro sottolineando come la Costituzione italiana nasca storicamente dall’antifascismo. Ma la replica del filosofo è stata ancora più dura e articolata.
“La Costituzione non è una carta ‘contro’”
Secondo Cacciari, il punto centrale è culturale prima ancora che politico. “Non è una Costituzione anti”, ha spiegato, sottolineando come il testo costituzionale non si definisca per opposizione, ma per costruzione.
“Non siamo quelli che sono contro i fascisti”, ha aggiunto, ricordando che la rottura con il fascismo è un dato storico acquisito attraverso la Resistenza. Proprio per questo, a suo giudizio, non serve rivendicarlo continuamente come marchio identitario.
Bruttissima serata per la LILLONA nazionale. Il filosofo Cacciari la rimetti in riga, sulla costituzione non c’è la parola antifascismo. Video da salvare. #cacciari #ottoemezzo #Gruber #AntiFascista pic.twitter.com/mkscNABOot
— CAESO QUIINCTIUS (@Orgoglioitalia3) January 31, 2026
La critica alla “patente antifascista”
Il passaggio più politico dell’intervento riguarda l’idea, sempre più diffusa nel dibattito pubblico, che l’antifascismo debba diventare una sorta di certificazione morale per legittimare la partecipazione alla vita democratica.
“Non abbiamo bisogno di accreditarci”, ha detto Cacciari. “Non abbiamo bisogno di una patente di antifascisti”. Secondo il filosofo, l’antifascismo si dimostra nei fatti, attraverso il rispetto e l’attuazione di una Costituzione che è già, nella sua struttura, democratica e progressiva.
Diritti, organizzazione e democrazia
Cacciari ha insistito sul fatto che la Carta costituzionale italiana mette al centro i diritti da conquistare e chiede ai cittadini di organizzarsi per renderli effettivi. È questa, a suo avviso, la vera eredità della Resistenza, non la continua ripetizione di etichette politiche.
Il suo intervento si è chiuso con una frase destinata a far discutere: “Questo bisogna ficcarselo nella testolina”. Un’affermazione che ha gelato lo studio e acceso immediatamente il dibattito sui social.
Uno scontro che divide
Le parole di Massimo Cacciari hanno diviso pubblico e commentatori, riaprendo una discussione mai sopita sul significato dell’antifascismo nella politica contemporanea e sul modo in cui viene utilizzato nel confronto pubblico.
Ancora una volta, Otto e mezzo si conferma un terreno di scontro ideologico capace di far emergere fratture profonde nel modo di leggere la Costituzione e la storia repubblicana.



















