domenica, Febbraio 8

Lutto enorme in Italia, la politica piange. Tragedia inaspettata

Il mondo del giornalismo italiano si trova a fare i conti con una perdita inaspettata e devastante. Angela Azzaro, una delle voci più coraggiose e autentiche della nostra informazione, è venuta a mancare all’età di 59 anni.

La sua morte ha lasciato un vuoto profondo, non solo tra i colleghi, ma anche tra coloro che hanno avuto il privilegio di leggere le sue parole e di condividere le sue battaglie. In un periodo in cui la verità e l’integrità nel giornalismo sono più che mai sotto attacco, la scomparsa di Azzaro rappresenta una ferita aperta per il pensiero critico e per la difesa dei diritti civili in Italia.

Originaria di Nuoro, in Sardegna, Angela ha sempre portato con sé il peso e la bellezza delle sue radici barbaricine. La sua carriera si è sviluppata tra Milano e Roma, dove ha saputo farsi spazio con determinazione e passione. È stata una pioniera nel campo del giornalismo, non solo per il suo approccio innovativo, ma anche per la sua capacità di affrontare temi scomodi e di dare voce a chi spesso rimane inascoltato. La sua esperienza a Liberazione, dove ha creato l’inserto culturale Queer, rappresenta solo una delle tante tappe di un percorso professionale dedicato alla lotta per i diritti delle minoranze e per la giustizia sociale.

La notizia della sua scomparsa ha suscitato un’ondata di commozione senza precedenti. I messaggi di cordoglio si sono moltiplicati, testimoniando l’impatto che Angela ha avuto su generazioni di giornalisti e attivisti. Davide Varì, suo collega e amico, ha descritto Azzaro come l’essenza stessa del Dubbio, testata per la quale ha lavorato con passione. Le sue parole risuonano come un eco di affetto e rispetto: “Angela era solare e malinconica, sapeva essere leggera e spensierata ma era capace di tuffarsi negli abissi come nessun altro”. Questo ritratto non solo evidenzia la sua complessità umana, ma anche il suo approccio al giornalismo, sempre pronto a scavare in profondità.

Angela Azzaro non era solo una giornalista; era una donna che incarnava il pensiero femminista e la lotta per i diritti civili. La sua intelligenza, definita da Varì come “obliqua, spiazzante, provocatoria”, ha sempre cercato di mettere in discussione le convenzioni, di rompere gli schemi. La sua scrittura era un atto di resistenza, una forma di attivismo che si manifestava attraverso le parole. La sua voce era un faro per molti, un richiamo alla responsabilità sociale e alla necessità di una narrazione inclusiva.

Il suo libro “Nuove tecniche di rivolta” rimane oggi un testamento politico e sociale. In queste pagine, Azzaro ha condensato la sua visione del mondo, la sua lotta per la giustizia e la sua ricerca di coerenza. Ogni capitolo è un invito a riflettere, a non accontentarsi delle risposte facili, a interrogarsi sulle ingiustizie che ci circondano. La sua scrittura è stata un’arma, un mezzo per sfidare il potere e per dare voce a chi non ha voce.

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