domenica, Luglio 5

Cuore bruciato, no al secondo trapianto per il bimbo

Il dramma che si consuma all’ospedale Monaldi di Napoli ha raggiunto uno dei momenti più difficili. Per il bimbo di due anni e mezzo, sottoposto lo scorso dicembre a un trapianto con un organo risultato danneggiato durante il trasporto, il comitato di esperti nazionali ha espresso parere negativo a un secondo intervento.

Una decisione maturata dopo una valutazione approfondita del quadro clinico, che segna un passaggio cruciale nella vicenda sanitaria e umana che da settimane tiene con il fiato sospeso medici e familiari. Dall’ospedale filtra un’amara consapevolezza: “Fare il suo bene può voler dire ammettere che non c’è nulla da fare”.

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Il parere dell’Heart Team e del Centro nazionale trapianti

La decisione è stata assunta dall’Heart Team insieme a un pool di specialisti arrivati da diverse parti d’Italia. Sul tavolo vi era la disponibilità di un nuovo cuore, ma a pesare in modo determinante sono state le condizioni generali del piccolo, provato da due mesi di supporto con circolazione extracorporea Ecmo.

Secondo i protocolli del Centro nazionale trapianti, i criteri che regolano l’assegnazione degli organi e l’idoneità a un intervento includono il tempo trascorso in lista d’urgenza, il peso corporeo e la compatibilità sanguigna. Il bambino rientrava nella Classe 1 di emergenza nazionale, ma il quadro clinico complessivo è stato giudicato troppo fragile per sostenere un nuovo intervento chirurgico invasivo.

Tra cura e limite terapeutico

La scelta degli esperti è stata descritta come un confine delicato tra il tentativo estremo di cura e il rischio di accanimento terapeutico. In situazioni di elevata complessità clinica, la valutazione non si limita alla disponibilità dell’organo, ma tiene conto della reale possibilità di sopravvivenza e recupero dopo l’operazione.

La permanenza prolungata in Ecmo rappresenta un fattore di rischio significativo, incidendo sulla funzionalità di altri organi e sulla capacità del corpo di affrontare un nuovo stress chirurgico.

L’indagine sul primo trasporto e la tensione legale

Parallelamente alla valutazione clinica, proseguono gli accertamenti sull’errore che avrebbe compromesso il primo trapianto. Gli ispettori del Ministero della Salute stanno lavorando per ricostruire quanto accaduto durante il trasporto dell’organo.

L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha raccontato i momenti di forte tensione vissuti nei giorni scorsi, riferendo di un contatto con i Nas per chiedere l’intervento immediato nel caso si fosse proceduto a un nuovo espianto. Parole che testimoniano un clima di estrema apprensione e una battaglia legale che si affianca a quella sanitaria.

Il destino dell’organo disponibile

L’organo che era stato individuato per un possibile secondo trapianto verrà ora assegnato ad altri piccoli pazienti in attesa, secondo i criteri di compatibilità e urgenza stabiliti a livello nazionale.

Per il bimbo ricoverato al Monaldi resta una prognosi estremamente riservata. La decisione del comitato di esperti segna un punto di svolta doloroso in una vicenda che intreccia medicina, responsabilità e speranza, lasciando spazio a un silenzio carico di interrogativi.