mercoledì, Febbraio 18

Cuore bruciato, no al secondo trapianto per il bimbo

La permanenza prolungata in Ecmo rappresenta un fattore di rischio significativo, incidendo sulla funzionalità di altri organi e sulla capacità del corpo di affrontare un nuovo stress chirurgico.

L’indagine sul primo trasporto e la tensione legale

Parallelamente alla valutazione clinica, proseguono gli accertamenti sull’errore che avrebbe compromesso il primo trapianto. Gli ispettori del Ministero della Salute stanno lavorando per ricostruire quanto accaduto durante il trasporto dell’organo.

L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha raccontato i momenti di forte tensione vissuti nei giorni scorsi, riferendo di un contatto con i Nas per chiedere l’intervento immediato nel caso si fosse proceduto a un nuovo espianto. Parole che testimoniano un clima di estrema apprensione e una battaglia legale che si affianca a quella sanitaria.

Il destino dell’organo disponibile

L’organo che era stato individuato per un possibile secondo trapianto verrà ora assegnato ad altri piccoli pazienti in attesa, secondo i criteri di compatibilità e urgenza stabiliti a livello nazionale.

Per il bimbo ricoverato al Monaldi resta una prognosi estremamente riservata. La decisione del comitato di esperti segna un punto di svolta doloroso in una vicenda che intreccia medicina, responsabilità e speranza, lasciando spazio a un silenzio carico di interrogativi.

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