Nuovo fronte di scontro politico sul referendum sulla giustizia. Pd, M5S e Avs hanno presentato un esposto all’Agcom e alla Commissione di Vigilanza Rai denunciando una presunta “sovraesposizione del governo” nei programmi televisivi durante la fase iniziale della campagna referendaria.
Al centro della contestazione, i dati dell’Osservatorio di Pavia relativi alla settimana di indizione dei comizi elettorali: secondo quanto riportato dai parlamentari di opposizione, la presenza complessiva dell’esecutivo nell’informazione Rai sarebbe oscillata tra il 35% e il 50%. Numeri definiti “abnormi e inaccettabili”.
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La questione della par condicio

Nella nota diffusa dai gruppi parlamentari, si sostiene che tale esposizione violerebbe la disciplina della par condicio referendaria, che impone una distinzione netta tra attività istituzionale e attività politica.
Secondo Pd, M5S e Avs, la normativa prevede che nelle trasmissioni diverse da quelle di comunicazione politica non sia ammessa la presenza di esponenti politici, né la trattazione di temi direttamente collegati al referendum. In questo caso, i temi legati a giustizia e magistratura rientrerebbero pienamente nel perimetro referendario.
“Narrazione anti-magistratura”
I firmatari dell’esposto sostengono che, attraverso dibattiti televisivi, analisi di sentenze e approfondimenti su casi di cronaca giudiziaria, si stia costruendo una narrazione critica nei confronti della magistratura, ritenuta funzionale alla campagna per il Sì.
Viene citata in particolare la presenza della presidente del Consiglio e di membri del governo in trasmissioni informative, che – secondo l’opposizione – dovrebbe essere limitata esclusivamente alla necessità di garantire completezza e imparzialità dell’informazione.
Le richieste ad Agcom e Vigilanza Rai
Nell’esposto si chiede che:
- le emittenti radiotelevisive, a partire dalla Rai, vengano richiamate al rispetto della normativa vigente;
- il tempo di parola e di notizia dedicato al governo sui temi della giustizia venga computato nel monte ore attribuito al fronte del Sì;
- venga applicato il divieto di trattare temi referendari in trasmissioni non espressamente dedicate alla comunicazione politica.
I parlamentari richiamano inoltre il combinato disposto della Legge 515/1993 e della Legge 28/2000, sottolineando come eventuali violazioni potrebbero configurare una forma di propaganda indiretta.
Un clima già teso sul voto di marzo
La mossa delle opposizioni arriva in un contesto già segnato da forti polemiche sul referendum, in cui l’affluenza e l’equilibrio tra Sì e No appaiono determinanti. La questione dell’accesso ai media rischia ora di aggiungere un ulteriore elemento di conflitto politico nelle settimane che precedono il voto.
Spetterà ad Agcom e alla Commissione di Vigilanza Rai valutare se vi siano state effettive violazioni della disciplina sulla par condicio o se la presenza del governo rientri nei limiti consentiti dalla normativa.