L’istante decisivo sotto la lente degli inquirenti

Secondo le prime ricostruzioni, il conducente avrebbe accusato un improvviso senso di mancamento poco prima dell’impatto. Si parla di pochi secondi, forse un attimo di perdita di lucidità. Un vuoto che, se confermato, potrebbe spiegare la traiettoria anomala del mezzo e la mancata correzione della corsa.
Al momento non esiste alcuna diagnosi ufficiale. Sono in corso accertamenti clinici e tecnici per stabilire se si sia trattato di un calo di pressione, di un problema cardiaco o di un altro tipo di cedimento fisico. Gli investigatori mantengono la massima prudenza.
Le verifiche della Procura
La Procura sta lavorando su più fronti: analisi dei dati di marcia, esame dei sistemi di sicurezza, testimonianze dei passeggeri e controlli sui tempi di reazione del conducente. L’obiettivo è capire se ci sia stato spazio per una manovra correttiva oppure se l’eventuale malore abbia reso impossibile ogni intervento.
In parallelo si valutano anche i protocolli sanitari e i controlli periodici previsti per il personale viaggiante. Tuttavia, prima di affrontare il tema delle responsabilità, sarà necessario stabilire con certezza se il malore ci sia stato davvero.
Tra fragilità umana e responsabilità
Se l’ipotesi venisse confermata, la tragedia assumerebbe contorni differenti: non più soltanto errore umano o guasto tecnico, ma fragilità biologica. Un corpo che cede alla guida di un mezzo carico di passeggeri.

















