Il rientro e la famiglia bloccata a Dubai

Il ministro si trovava a Dubai quando la situazione è precipitata. Secondo quanto spiegato, avrebbe potuto tornare già sabato con un volo militare, ma ha scelto di rientrare il giorno successivo perché i suoi familiari erano sotto shock per l’escalation improvvisa.
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La compagna e i figli sono rimasti negli Emirati, chiusi in hotel in attesa di poter lasciare il Paese in sicurezza. Crosetto ha sottolineato che la scelta di rientrare con un volo dell’Aeronautica è stata legata alla necessità di tornare rapidamente in Italia per seguire la crisi.
“La Difesa non si ferma se il ministro non è in ufficio”
Rispondendo alle polemiche sull’opportunità del viaggio, il titolare della Difesa ha rivendicato la piena operatività del dicastero anche durante la sua permanenza all’estero: “Essermi fermato venti ore di più non ha minimamente influenzato la mia possibilità di seguire ogni cosa in tempo reale. La Difesa italiana non si ferma se il ministro non è nel suo ufficio”.
Ha inoltre precisato di aver viaggiato con una compagnia aerea civile per quanto riguarda gli spostamenti familiari, senza scorte o dispositivi straordinari, trattandosi di una permanenza privata.
L’escalation inattesa e il coinvolgimento degli Emirati
Secondo Crosetto, l’accelerazione del conflitto è stata imprevedibile. A differenza di altre crisi recenti, l’Iran avrebbe deciso di colpire anche gli Emirati Arabi Uniti, ampliando il teatro delle operazioni e rendendo la situazione più complessa rispetto alle valutazioni iniziali.
Il ministro ha ribadito che l’Italia non ha preso parte agli attacchi e che eventuali richieste di supporto da parte di Stati Uniti o Israele verrebbero valutate caso per caso, coinvolgendo il governo e, se necessario, il Parlamento.
Instabilità regionale, ma niente guerra globale
Nel quadro delineato dal titolare della Difesa, il rischio principale resta quello di una forte instabilità regionale. Non si intravede al momento, secondo la sua analisi, lo scenario di una guerra globale, ma la tensione resta alta in tutto il Medio Oriente.
Intanto, la priorità per le autorità italiane rimane la tutela dei connazionali presenti nell’area, mentre si moltiplicano le operazioni diplomatiche e militari per monitorare l’evoluzione della crisi.