Una telefonata al Corriere della Sera da Mar-a-Lago, in Florida, al termine del vertice “Scudo delle Americhe”. Poche parole, ma abbastanza da scatenare un caso politico in Italia nel giro di poche ore. Donald Trump ha elogiato pubblicamente Giorgia Meloni, definendola una grande leader e — soprattutto — una sua amica personale. Una dichiarazione di stima che in tempi normali sarebbe stata accolta come un segnale positivo nei rapporti bilaterali tra Roma e Washington. Ma siamo nel mezzo di una guerra, e in questo contesto le parole di Trump assumono un peso completamente diverso.
Il presidente americano ha dichiarato di “amare l’Italia”, ha lodato la premier italiana come “un’ottima leader” e ha aggiunto che “cerca sempre di aiutare”, riferendosi esplicitamente al ruolo dell’Italia nel contesto del conflitto in Medio Oriente, con particolare riguardo al sostegno a USA e Israele nella guerra contro l’Iran. Un passaggio sintetico, quasi informale nel tono, ma carico di implicazioni politiche che l’opposizione italiana non ha tardato a raccogliere.

Nel giro di poche ore, dal Partito Democratico è arrivata una risposta che definire critica sarebbe riduttivo. Le parole di Trump hanno innescato una reazione che mescola preoccupazione politica e richiesta formale di chiarimento al governo: cosa intende esattamente il presidente degli Stati Uniti quando dice che Meloni “cerca sempre di aiutare”? E l’Italia, ufficialmente non belligerante, sta davvero svolgendo un ruolo attivo nel conflitto?
Per capire la portata della polemica è necessario leggere tutto quello che Trump ha detto in queste ore — non solo su Meloni, ma anche sui soldati americani morti in Kuwait, sulla guerra in Iran e sugli alleati europei. Il quadro che emerge è più complesso di una semplice dichiarazione di amicizia.


















