Il 9 marzo 2026 è una data che la Croazia non dimenticherà facilmente. Dopo 18 anni dall’abolizione della leva militare obbligatoria, centinaia di giovani sono entrati nelle caserme di Knin, Slunj e Pozega per iniziare il loro addestramento militare di base. Non è un’esercitazione, non è un’emergenza temporanea: è la nuova legge dello Stato, approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025 e voluta con forza dal governo conservatore del premier Andrej Plenković.
Al primo round di addestramento si sono presentati 800 partecipanti, di cui la metà arruolata volontariamente. Tra loro figurano anche 82 donne, che pur essendo esentate dalla leva obbligatoria hanno scelto di aderire su base volontaria. Un numero che dice qualcosa sul clima che si respira in Europa orientale in questo momento storico: la guerra in Ucraina prima, la crisi in Medio Oriente adesso, e la percezione sempre più diffusa che la pace non possa essere data per scontata.
La Croazia non è sola in questa direzione. Negli ultimi mesi la Francia ha lanciato un programma di servizio militare volontario retribuito, la Germania sta riformando il suo esercito con visite mediche obbligatorie e questionari per i giovani, la Danimarca ha esteso il servizio militare anche alle donne. L’Europa si sta riarming, in silenzio ma con determinazione. E in Italia, inevitabilmente, si inizia a chiedere: e noi?
I dettagli del nuovo sistema croato — compensi, durata, chi è escluso e cosa si impara — meritano di essere letti con attenzione.















