Il riferimento al 2016
Il richiamo è diretto al referendum costituzionale del 2016, quando Renzi legò il proprio destino politico alla riforma del Senato promossa dal suo governo. In quel caso, la vittoria del No con circa il 60% dei voti portò alle dimissioni da Palazzo Chigi.
Una ferita politica che ancora oggi riemerge nel dibattito pubblico. Ed è proprio su questo punto che si inserisce la battuta di Mentana, capace di riaprire in pochi secondi un capitolo che continua a inseguire l’ex premier.
La reazione di Renzi in diretta
Renzi non si è sottratto al momento. Dopo un breve sorriso, ha risposto con tono leggero, ringraziando Mentana e cercando di smorzare la tensione in studio. Nessuno scontro frontale, ma una gestione rapida dell’imbarazzo, senza però evitare il confronto sul merito politico.
L’ex premier ha poi chiarito la posizione di Italia Viva sul referendum appena concluso: astensione in Parlamento e libertà di voto agli elettori, pur ribadendo una linea favorevole alla separazione delle carriere ma critica verso il testo complessivo della riforma.
L’attacco a Meloni
Superata la battuta iniziale, Renzi ha spostato subito il focus sul piano politico. Il leader di Italia Viva ha trasformato il risultato del referendum in un attacco diretto al governo, puntando il dito contro Giorgia Meloni.
“Perdi di dieci punti e che fai, fischietti?”, ha detto, sottolineando come il distacco tra Sì e No rappresenti, a suo avviso, un segnale chiaro di perdita di consenso per la maggioranza.
Secondo Renzi, il dato centrale non è tanto tecnico quanto politico: il referendum avrebbe mostrato una distanza tra il governo e una parte significativa del Paese, trasformando una consultazione istituzionale in un messaggio più ampio.
Il ritorno sul proprio passato
Nel corso dell’intervento, Renzi è tornato anche indirettamente sul 2016, affrontando il tema delle dimissioni e delle critiche ricevute negli anni successivi. “Prendetemi in giro quanto volete”, ha dichiarato, rivendicando di aver lasciato sia Palazzo Chigi sia la guida del Partito Democratico dopo quella sconfitta.