lunedì, Giugno 29

Meloni furiosa dopo il referendum: cosa sta succedendo nel governo

Non era mai apparsa così determinata da quando è a Palazzo Chigi. Il giorno dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, Giorgia Meloni avrebbe dato il via a una vera e propria operazione interna per rafforzare il governo, partendo da un principio chiaro: via tutti i membri con situazioni giudiziarie imbarazzanti.

Una linea dura che segna una svolta politica e comunicativa, maturata dopo un risultato elettorale che ha evidenziato criticità all’interno della maggioranza. Il referendum, infatti, non sarebbe stato letto solo come un voto sulla riforma, ma come un segnale più ampio da parte dell’elettorato.

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Il “redde rationem” dopo il referendum

Secondo quanto emerge, la premier avrebbe vissuto il post-voto come un momento di resa dei conti. Il tema della giustizia, storicamente centrale per il centrodestra, deve essere recuperato, e per farlo è necessario eliminare quelle che vengono percepite come zone di debolezza all’interno dell’esecutivo.

In questo contesto sono arrivate le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, due figure finite al centro delle polemiche nelle ultime settimane.

Ma il segnale più forte è arrivato con la presa di posizione pubblica nei confronti del ministro del Turismo Daniela Santanchè, invitata a fare un passo indietro.

Il caso Santanchè e il pressing della maggioranza

La posizione di Santanchè resta la più delicata. La ministra è a processo a Milano per presunto falso in bilancio legato al caso Visibilia ed è indagata per altre ipotesi, tra cui bancarotta e presunta truffa all’Inps.

Già nei mesi precedenti la questione aveva creato tensioni, ma questa volta il clima appare diverso. Il pressing interno alla maggioranza si è intensificato, trasformandosi in un vero e proprio braccio di ferro politico.

Secondo indiscrezioni, anche il presidente del Senato Ignazio La Russa sarebbe stato coinvolto in una moral suasion per spingere verso una soluzione condivisa.

Rimpasto possibile, ma non immediato

Nonostante il clima teso, la premier non considera la situazione una crisi di governo. Non è previsto, almeno per ora, un voto di fiducia in Parlamento né incontri con il presidente della Repubblica.

Tuttavia, il tema del rimpasto torna sul tavolo. Sostituire un ulteriore ministro, dopo i precedenti cambiamenti nella squadra di governo, potrebbe però richiedere nuovi passaggi parlamentari e una ridefinizione degli equilibri politici.

Tra le ipotesi circolate, anche quella di un interim temporaneo al Turismo o della nomina di una figura tecnica di alto profilo.

Le tensioni nella maggioranza

All’interno della coalizione, il risultato del referendum ha acceso anche polemiche tra alleati. In particolare, sarebbe stato evidenziato uno scarso impegno della Lega durante la campagna referendaria, un elemento che avrebbe contribuito al risultato negativo.

Parallelamente, emerge una riflessione più ampia sulla coerenza politica. Lo slogan “se sbagli paghi”, utilizzato contro gli avversari, rischierebbe di perdere credibilità se non applicato con lo stesso rigore anche all’interno della maggioranza.

È proprio su questo punto che si concentra la strategia della premier: rafforzare l’immagine del governo eliminando le situazioni più esposte alle critiche.

Una mossa per blindare il governo

Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi vengono lette come una scelta politica precisa: abbassare la pressione mediatica e togliere terreno alle opposizioni.

In ambienti della maggioranza, la linea viene considerata efficace perché consente di ridurre gli attacchi e di ricompattare il fronte interno.

Ora l’attenzione resta tutta su Santanchè. La sua eventuale decisione potrebbe rappresentare un passaggio chiave, non solo per il futuro del governo, ma anche per la strategia politica della premier nei prossimi mesi.

Il messaggio, intanto, è chiaro: dopo il referendum, la fase è cambiata. E le scelte individuali potrebbero avere un peso determinante sugli equilibri dell’esecutivo.