Andare in pensione senza rispettare pienamente i rigidi requisiti della legge Fornero è possibile? Non esattamente nel senso di una “scappatoia”, ma esiste una strada concreta che molti lavoratori ignorano: lavorare all’estero e sfruttare gli accordi internazionali.
I limiti della legge Fornero

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Oggi, in Italia, per accedere alla pensione di vecchiaia servono 67 anni, mentre per quella anticipata occorrono oltre 42 anni di contributi (41 e 10 mesi per le donne).
Inoltre, il sistema è destinato a diventare ancora più rigido: l’età pensionabile è infatti collegata all’aspettativa di vita e continuerà ad aumentare nei prossimi anni.
La soluzione: lavorare all’estero
Esiste però una possibilità concreta: trasferirsi e lavorare in un altro Paese. Grazie agli accordi internazionali di sicurezza sociale, i contributi versati all’estero possono essere sommati a quelli italiani.
Questo significa che chi ha una carriera internazionale può raggiungere prima i requisiti per la pensione oppure accedere a sistemi previdenziali più favorevoli.
Come funzionano gli accordi internazionali
L’Italia ha firmato convenzioni con numerosi Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, Australia e Turchia.
Questi accordi permettono di:
- non perdere i contributi versati all’estero
- sommarli a quelli italiani per maturare il diritto alla pensione
- ricevere una quota di pensione da ciascun Paese
In alcuni casi, è possibile andare in pensione seguendo le regole del Paese estero, spesso più vantaggiose rispetto a quelle italiane.
I Paesi dove si va prima in pensione
Alcuni Stati offrono requisiti più accessibili rispetto all’Italia. Ad esempio:
- Albania: pensione intorno ai 61 anni per le donne e 65 per gli uomini
- San Marino: pensione di vecchiaia a 66 anni, anzianità già a 60 anni
- Turchia: 60 anni per gli uomini, 58 per le donne
- Tunisia e Uruguay: pensione intorno ai 60 anni
- Capo Verde: fino a 55 anni per le donne
Queste differenze possono fare una grande differenza per chi vuole anticipare l’uscita dal lavoro.
Anche in Europa esistono alternative
Non è necessario uscire dall’Unione Europea. Anche nei Paesi UE è possibile sommare i contributi e accedere a sistemi più flessibili.
Ad esempio:
- Francia: pensione intorno ai 62 anni
- Polonia e Romania: requisiti più bassi rispetto all’Italia
- Malta e Ungheria: soglie generalmente inferiori
Chi ha lavorato in più Paesi può presentare un’unica domanda e ottenere una pensione “mista”.
Non è una scorciatoia, ma una strategia
È importante chiarire che non si tratta di un trucco illegale, ma di un sistema previsto dalle normative internazionali.
Tuttavia, non è automatico: bisogna trasferirsi davvero, lavorare e versare contributi nel Paese estero. Solo così si possono ottenere vantaggi concreti.
Conviene davvero?
La risposta dipende dalla situazione personale. Per chi ha una carriera internazionale o è disposto a trasferirsi, può essere una strategia efficace per anticipare la pensione.
Per chi invece resta in Italia, le regole della legge Fornero restano il riferimento principale.
In ogni caso, conoscere queste possibilità è fondamentale per pianificare al meglio il proprio futuro previdenziale.