Andare in pensione senza rispettare pienamente i rigidi requisiti della legge Fornero è possibile? Non esattamente nel senso di una “scappatoia”, ma esiste una strada concreta che molti lavoratori ignorano: lavorare all’estero e sfruttare gli accordi internazionali.
I limiti della legge Fornero

Leggi anche:Nuove regole da oggi 12 agosto: cosa cambia per chi fa la spesa al supermercato
Leggi anche:Cgil, la casa editrice perde 2,6 milioni: dal governo Meloni un contributo da 740mila euro
Oggi, in Italia, per accedere alla pensione di vecchiaia servono 67 anni, mentre per quella anticipata occorrono oltre 42 anni di contributi (41 e 10 mesi per le donne).
Inoltre, il sistema è destinato a diventare ancora più rigido: l’età pensionabile è infatti collegata all’aspettativa di vita e continuerà ad aumentare nei prossimi anni.
La soluzione: lavorare all’estero
Esiste però una possibilità concreta: trasferirsi e lavorare in un altro Paese. Grazie agli accordi internazionali di sicurezza sociale, i contributi versati all’estero possono essere sommati a quelli italiani.
Questo significa che chi ha una carriera internazionale può raggiungere prima i requisiti per la pensione oppure accedere a sistemi previdenziali più favorevoli.
Come funzionano gli accordi internazionali
L’Italia ha firmato convenzioni con numerosi Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, Australia e Turchia.
Questi accordi permettono di:
- non perdere i contributi versati all’estero
- sommarli a quelli italiani per maturare il diritto alla pensione
- ricevere una quota di pensione da ciascun Paese
In alcuni casi, è possibile andare in pensione seguendo le regole del Paese estero, spesso più vantaggiose rispetto a quelle italiane.
I Paesi dove si va prima in pensione
Alcuni Stati offrono requisiti più accessibili rispetto all’Italia. Ad esempio:
- Albania: pensione intorno ai 61 anni per le donne e 65 per gli uomini
- San Marino: pensione di vecchiaia a 66 anni, anzianità già a 60 anni
- Turchia: 60 anni per gli uomini, 58 per le donne
- Tunisia e Uruguay: pensione intorno ai 60 anni
- Capo Verde: fino a 55 anni per le donne
Queste differenze possono fare una grande differenza per chi vuole anticipare l’uscita dal lavoro.
Anche in Europa esistono alternative
Non è necessario uscire dall’Unione Europea. Anche nei Paesi UE è possibile sommare i contributi e accedere a sistemi più flessibili.
Ad esempio:
- Francia: pensione intorno ai 62 anni
- Polonia e Romania: requisiti più bassi rispetto all’Italia
- Malta e Ungheria: soglie generalmente inferiori
Chi ha lavorato in più Paesi può presentare un’unica domanda e ottenere una pensione “mista”.
Non è una scorciatoia, ma una strategia
È importante chiarire che non si tratta di un trucco illegale, ma di un sistema previsto dalle normative internazionali.
Tuttavia, non è automatico: bisogna trasferirsi davvero, lavorare e versare contributi nel Paese estero. Solo così si possono ottenere vantaggi concreti.
Conviene davvero?
La risposta dipende dalla situazione personale. Per chi ha una carriera internazionale o è disposto a trasferirsi, può essere una strategia efficace per anticipare la pensione.
Per chi invece resta in Italia, le regole della legge Fornero restano il riferimento principale.
In ogni caso, conoscere queste possibilità è fondamentale per pianificare al meglio il proprio futuro previdenziale.