sabato, Marzo 28

No Kings a Roma, corteo contro guerra e riarmo: spunta una ghigliottina con le foto di Meloni, La Russa e Nordio

Roma è tornata a riempirsi di bandiere, slogan e tensione politica con il corteo No Kings, la manifestazione organizzata nella Capitale contro la guerra, il riarmo e quella che gli organizzatori definiscono una deriva autoritaria. Un appuntamento che ha portato in piazza migliaia di persone, con numeri molto diversi però tra chi ha promosso l’evento e le stime delle forze dell’ordine.

Secondo gli organizzatori, i partecipanti sarebbero stati 300mila. Ben più prudente la valutazione arrivata dalle fonti di polizia, che hanno parlato di circa 25mila presenti lungo il percorso. In ogni caso, il colpo d’occhio nel centro di Roma è stato importante: la testa del corteo ha raggiunto San Giovanni mentre la coda era ancora molto distante, segno di una mobilitazione ampia e visibile.

Ad aprire la manifestazione è stato lo striscione con la scritta “Per un mondo libero dalle guerre”, seguito da una grande bandiera della pace. Il corteo è partito da piazza della Repubblica e ha attraversato alcune delle zone più centrali della città, passando per via Cavour, piazza dell’Esquilino, Santa Maria Maggiore e via Merulana, fino all’arrivo finale.

Le parole d’ordine della piazza

La mobilitazione era stata lanciata con obiettivi molto chiari: dire no alla guerra, al riarmo, all’autoritarismo, alla repressione e, più in generale, al governo. Nella piattaforma del corteo i promotori hanno inserito anche il rifiuto delle politiche belliciste in Italia e in Europa, la critica al premierato, ai decreti sicurezza e a quella che definiscono la normalizzazione dell’idea che manifestare non sia più un diritto pieno.

Tra le tante bandiere viste in piazza non c’erano solo quelle della pace, ma anche vessilli della Palestina, del Venezuela, della Cgil, di Avs e di diverse associazioni, tra cui Amnesty International. A sfilare c’era anche un grande missile di legno decorato con fiori e con la bandiera della pace, oltre a immagini delle guerre in Medio Oriente: un simbolo fortemente provocatorio pensato per ribaltare l’immaginario del riarmo.

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