Presenti anche i leader di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, l’europarlamentare Ilaria Salis e il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Attorno al corteo, massima attenzione delle forze dell’ordine, schierate nei punti più sensibili del percorso, compresa l’area del Viminale, mentre un elicottero ha seguito dall’alto l’intera manifestazione.
La polemica per la ghigliottina e le foto a testa in giù
Ma il punto più controverso della giornata è arrivato durante il passaggio in piazza dell’Esquilino, dove sono apparse le immagini della premier Giorgia Meloni, del presidente del Senato Ignazio La Russa e del ministro della Giustizia Carlo Nordio esposte a testa in giù, accanto a una ghigliottina in legno.
Una scena che ha immediatamente spostato l’attenzione dal cuore politico della manifestazione alla polemica sui simboli e sui limiti della protesta. Alla stessa manifestazione sono comparsi anche striscioni dell’area anarchica, tra cui uno dedicato ad Alfredo Cospito contro il 41 bis, e un altro con toni ancora più radicali contro i “re”.
Il rischio, ora, è che proprio questi elementi finiscano per oscurare il messaggio principale del corteo, concentrato ufficialmente su pace, diritti e opposizione alla guerra.
Landini: “I giovani stanno dicendo no alla guerra”
Tra gli interventi più rilevanti c’è stato quello di Maurizio Landini, che ha definito la piazza “una grande domanda di pace”. Il leader della Cgil ha collegato il tema della guerra ai problemi concreti del Paese, parlando di salari, precarietà, democrazia e rischio di derive autoritarie.
Secondo Landini, la partecipazione giovanile, sia al referendum sia alla manifestazione, dimostrerebbe una richiesta precisa: fermare la cultura della guerra e mettere al centro la persona, la giustizia sociale, la sostenibilità ambientale e l’eguaglianza. Ha anche rivendicato il carattere pacifico e non violento dell’iniziativa, prendendo le distanze da ogni forma di violenza.
Bonelli e Fratoianni: “Serve un’alternativa”
Nicola Fratoianni
ha spiegato di essere sceso in piazza per dire no a chi concentra il potere e alimenta guerre, diseguaglianze e crisi climatica. Per il leader di Avs, la manifestazione serve anche a indicare un’alternativa politica possibile e necessaria.
Angelo Bonelli, invece, ha insistito sull’idea che il mondo stia entrando in un’economia di guerra e ha attaccato direttamente la linea del governo Meloni, accusandolo di non prendere una posizione netta contro il riarmo e di condannare il Paese a una crescita delle spese militari mentre sanità e welfare soffrono.
Una piazza ampia, ma con numeri contestati
Resta infine il tema dei numeri, come spesso accade nelle grandi manifestazioni politiche. Gli organizzatori hanno rivendicato una partecipazione enorme, parlando di 300mila persone e di oltre 700 sigle coinvolte. Le forze dell’ordine hanno invece ridimensionato il dato, fermandosi a circa 25mila manifestanti.
Al di là della distanza tra le cifre, il corteo No Kings ha comunque segnato una giornata politica rilevante nella Capitale, mostrando una mobilitazione composita, molto critica verso il governo e fortemente centrata sui temi della guerra, del riarmo e della democrazia. Ma la comparsa della ghigliottina e delle foto dei vertici istituzionali a testa in giù è destinata a restare il fotogramma più discusso dell’intera giornata.