Il calcio italiano è nel pieno di una delle crisi più profonde degli ultimi decenni. La mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali per la terza volta consecutiva ha aperto una frattura enorme, non solo sportiva ma anche istituzionale. In questo clima incandescente, il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha convocato un vertice urgente per il 2 aprile, che potrebbe segnare un passaggio decisivo per il futuro del movimento.
Vertice FIGC: una riunione che può cambiare tutto

Non si tratta di un incontro di routine. Attorno al tavolo siederanno tutte le principali componenti del calcio italiano: Serie A, Serie B, Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti, oltre alle associazioni di allenatori e calciatori.
L’obiettivo è chiaro: analizzare il fallimento della Nazionale e capire come ripartire dopo un risultato che ha minato la credibilità dell’intero sistema. La sensazione diffusa è che questa riunione possa portare a decisioni drastiche.
Abodi attacca: “Chiederò le dimissioni”
A rendere il quadro ancora più teso sono le parole del Ministro per lo Sport Andrea Abodi, che ha parlato senza mezzi termini. A margine di un evento ha annunciato: “Chiederò personalmente a Gravina di dimettersi”.
Un attacco diretto, che richiama quanto avvenuto in passato con Giancarlo Abete e Carlo Tavecchio, entrambi dimessisi dopo fallimenti della Nazionale. Un precedente che pesa e che aumenta la pressione sul presidente federale.
Proteste e clima rovente fuori dalla Federazione
La tensione non si limita alle stanze dei vertici. All’esterno, il malcontento dei tifosi si è trasformato in protesta: lancio di uova contro la sede FIGC e striscioni durissimi contro Gravina.
Un segnale evidente di quanto la delusione sportiva abbia colpito il Paese, dove il calcio rappresenta molto più di un semplice sport, ma un elemento identitario profondamente radicato.
Le voci per una rifondazione totale
Nel dibattito pubblico si fanno sempre più forti le richieste di un reset completo. Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha parlato apertamente di azzeramento delle cariche, indicando Giovanni Malagò come possibile figura di rilancio.