giovedì, Aprile 2

Campobasso, mamma e figlia avvelenate: l’ipotesi choc di Bruzzone

Il caso della morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, continua a evolversi in una direzione sempre più inquietante. Quello che inizialmente era stato interpretato come un possibile episodio di intossicazione alimentare si è trasformato, con il passare delle settimane, in un giallo complesso con possibili risvolti criminali.

La svolta è arrivata con il ritrovamento di tracce di ricina nel sangue delle due vittime, una sostanza estremamente tossica che ha completamente ribaltato lo scenario investigativo. Da quel momento, gli inquirenti hanno iniziato a lavorare su un’ipotesi ben diversa: quella del duplice omicidio premeditato.

La ricina cambia tutto

La ricina è un veleno potente, ricavato dai semi di ricino, capace di provocare la morte anche in quantità minime. La sua presenza esclude di fatto la casualità e apre a uno scenario costruito, pianificato, dove nulla può essere considerato frutto del caso.

Le indagini si sono così concentrate su dinamiche molto più complesse, legate non solo a cosa è accaduto quella sera, ma soprattutto al contesto relazionale attorno alle due vittime.

L’analisi di Roberta Bruzzone

A dare ulteriore peso a questa ricostruzione è stata la criminologa Roberta Bruzzone, che ha analizzato il caso evidenziando un elemento chiave: la premeditazione.

Secondo Bruzzone, un avvelenamento di questo tipo implica necessariamente una strategia precisa e un movente forte. Non si tratterebbe quindi di un gesto improvvisato, ma di qualcosa studiato nel dettaglio.

Ma è un altro passaggio della sua analisi ad aver acceso l’attenzione: l’ipotesi di una vendetta. Un movente che, se confermato, ridurrebbe drasticamente il numero dei possibili responsabili, concentrando i sospetti su una cerchia ristretta.

Un cerchio che si restringe

Secondo gli esperti, chi avrebbe somministrato il veleno conosceva bene le vittime. Non solo: avrebbe avuto accesso diretto alla loro casa, al cibo e alle bevande consumate.

Un dettaglio fondamentale che esclude, almeno in parte, scenari casuali o esterni e orienta le indagini verso un ambito più intimo e quotidiano.

Indagini tra relazioni e piste alternative

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