Pier Ferdinando Casini, senatore ed ex presidente della Camera, non usa mezze misure. Nell’intervista rilasciata al Gazzettino, il politico bolognese affronta senza filtri lo scontro tra Donald Trump e Papa Leone XIV, e ne approfitta per allargare il tiro su temi che vanno ben oltre la polemica del momento: la guerra in Iran, il ruolo dell’Europa, la postura dell’Italia di fronte alle provocazioni americane. Il risultato è uno dei commenti più diretti e taglienti arrivati dal mondo politico italiano in questi giorni.
“Debole con i forti, forte con i deboli”

Casini parte da una premessa che sintetizza la sua lettura di Trump con una frase sola. “Prima o poi bisognerà fare un elenco di chi Trump non ha attaccato. A parte il nome di Putin, sarebbe un elenco abbastanza breve”, dice il senatore. E aggiunge: “Anche i più sprovveduti hanno capito che il presidente americano è debole con i forti e forte con i deboli”. Come esempio porta la vicenda dei dazi alla Cina: Washington aveva alzato barriere commerciali altissime, Pechino ha risposto con calma annunciando il blocco delle terre rare, e Trump ha fatto marcia indietro. Nessun tweet di fuoco, nessuna escalation. Solo retromarcia silenziosa.
Con il Papa, invece, il registro cambia completamente. E le parole usate dal presidente americano, secondo Casini, sono semplicemente “disgustose”.
Il nervosismo di Trump e la sfida alla Chiesa
Perché Trump attacca Leone XIV con tale violenza? Per Casini la risposta è doppia. Da un lato c’è il nervosismo di un presidente intrappolato in una guerra — quella contro l’Iran — senza una strategia chiara per uscirne. Dall’altro c’è qualcosa di più profondo: la convinzione dei movimenti Maga di essere i protagonisti di una “singolare rievangelizzazione del mondo”, con Trump che nei circoli più estremisti viene addirittura presentato come una figura cristologica. “Per molti di loro Trump è una sorta di reincarnazione di Cristo”, dice Casini, aggiungendo di preferire non commentare oltre, “per rispetto dell’intelligenza di tutti”.
L’asse della blasfemia con Putin
Il passaggio più provocatorio dell’intervista riguarda il parallelo tra Trump e Vladimir Putin. Entrambi, secondo Casini, usano il linguaggio religioso per giustificare la forza militare. Putin in particolare fa la sua guerra in nome di Dio denunciando il relativismo etico dell’Occidente, mentre — osserva il senatore — stermina migliaia di civili inermi. “La blasfemia di questo atteggiamento è chiara: uccidere in nome di Dio è assai più grave di qualsiasi altro atteggiamento”. Un neo-conservatorismo, conclude, crea punti di contatto tra mondi che dovrebbero essere agli antipodi. L’interprete più coerente di questa visione, fino a ieri, era Orbán. E non a caso, nota Casini con una punta di ironia, “non mi sembra che in Ungheria lo abbiano seguito in tantissimi”.
La guerra in Iran e il pasticcio di Hormuz
Casini non risparmia critiche nemmeno sulla gestione americana del conflitto iraniano. Trump, dice, “si è andato a infilare in un pasticcio grande come una casa”, avviando una guerra senza capire davvero cosa fosse l’Iran e senza avere una strategia per il dopo. L’ultima mossa annunciata — il blocco navale dello Stretto di Hormuz — viene definita un’iniziativa nata dalla disperazione, non dal realismo. E le conseguenze, avverte il senatore, le pagheremo tutti: un blocco navale in quel punto del mondo significa aumento immediato dei prezzi dell’energia, con ricadute dirette sui bilanci delle famiglie italiane. “Eravamo abituati a vedere le guerre come qualcosa di distante. Ora invece abbiamo dietro l’angolo il rischio della recessione”.
L’Italia e il ritardo colpevole
Anche l’Italia non esce indenne dall’analisi di Casini. Il senatore riconosce che Meloni abbia fatto bene a definire le parole di Trump sul Papa “inaccettabili”, ma precisa che quello era il minimo sindacale. E lancia un affondo più generale: “L’Italia è stata insultata da Trump un giorno sì e un giorno no. E abbiamo preso tutto con letizia”. La partecipazione italiana al Board of Peace viene citata come un esempio concreto di errore politico, frutto di una sudditanza che, secondo Casini, non porta mai nulla di buono.
La Chiesa disarmata che parla alle coscienze
L’ultima riflessione è sulla forza del Vaticano di fronte a questa sfida. La Santa Sede non ha eserciti né missili, ammette Casini, ma ha qualcosa di diverso e forse più potente: “Parla alle coscienze dei popoli. Ed è sempre più ascoltata anche dai non credenti”. In un mondo in cui le armi tuonano sempre più forte, una voce disarmata che invoca la pace finisce per avere, paradossalmente, un peso ancora maggiore. Trump, conclude il senatore, non vincerà nemmeno questa guerra. Di parole.