martedì, Aprile 14

Flotilla, la Procura di Roma contesta la tortura

Per la prima volta nella storia dei rapporti giudiziari tra Italia e Israele, la Procura di Roma ha ipotizzato il reato di tortura. Il fascicolo riguarda gli attivisti della Global Sumud Flotilla, detenuti nel carcere israeliano di Ketziot nell’ottobre 2025 dopo essere stati intercettati dalle forze di Tel Aviv nelle acque del Mediterraneo. Un’inchiesta che si allarga, con nuovi reati contestati e la richiesta di rogatoria internazionale nei confronti di Israele all’orizzonte.

Un caso senza precedenti nella storia giudiziaria italiana

Il reato di tortura si aggiunge a quelli già ipotizzati dal pm Stefano Opilio, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi: sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio. Il fascicolo è formalmente aperto contro ignoti, ma la distinzione è puramente tecnica. Come spiega l’avvocata Tatiana Montella, parte del team legale della Flotilla: “È la prima volta che il reato di tortura viene contestato dall’Italia nei confronti di Israele”. L’autore materiale resta da identificare attraverso la rogatoria internazionale, ma la tortura — secondo la Procura — è avvenuta durante la detenzione degli attivisti da parte delle forze israeliane.

Le testimonianze: “Picchiati, senz’acqua, privati del sonno”

Sono 36 gli attivisti che al rientro in Italia hanno raccontato le violenze subite. Il quadro che emerge è pesante. “Alcuni sono stati picchiati, hanno ricevuto ginocchiate sulla schiena”, riferisce l’avvocata Montella. “In altri casi si è agito con la privazione del sonno e dell’acqua. Alle donne non è stato permesso di avere gli assorbenti”. Dettagli che, messi insieme, hanno convinto la Procura ad aggiungere la tortura all’elenco dei reati contestati.

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La testimonianza diretta: “Ci hanno messo in gabbie per animali”

Silvia Severini era a bordo di una delle imbarcazioni attaccate dai droni israeliani nella notte tra il 23 e il 24 settembre 2025. La sua testimonianza è una delle più dettagliate e delle più agghiaccianti.

Racconta di essere stata intercettata dalle forze israeliane nelle acque di Creta il 2 ottobre, dopo che il gruppo aveva deciso di spostarsi per ragioni di sicurezza. “Siamo stati perquisiti, e poi ci hanno chiusi sottocoperta. Siamo rimasti lì fino al porto di Ashdod. Non ci hanno mai permesso di andare in bagno né ci hanno dato acqua”.

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