sabato, Maggio 30

Flotilla, la Procura di Roma contesta la tortura

Ma è con l’arrivo nel carcere nel deserto che la situazione precipita. “Ci hanno messo in una sorta di gabbia, uguale a quella che si usa per gli animali dello zoo”, racconta Severini. Poi arriva il ministro Ben-Gvir, esponente del governo Netanyahu. Gli attivisti gli urlano “Free Palestine”. Lui se ne va. E da quel momento le condizioni peggiorano ulteriormente: niente bagno, niente senso del tempo.

In cella le cose non vanno meglio. “La mia era da cinque ma eravamo in quindici. Non c’era acqua potabile e ci hanno tolto tutti i medicinali. La notte ci tenevano svegli, ci facevano alzare e andare avanti e indietro senza senso”.

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“Non partirò di nuovo. Sono una madre, non me la sento”

Severini continua a collaborare con la Global Sumud Flotilla, ma non sarà sulla prossima nave. “Non me la sento di rivivere la detenzione”, dice con franchezza. “Sono una persona normale, una madre e impiegata”. Una testimonianza che vale più di qualsiasi comunicato: non tutte le ferite si vedono, e non tutte guariscono in fretta.

La prossima missione: “Questa volta andiamo per restare”

Nonostante tutto, la Global Sumud Flotilla non si ferma. Anzi, la notizia dell’indagine della Procura di Roma dà nuova forza all’organizzazione. La prossima missione coinvolge oltre 50 Paesi, con navi in arrivo anche da Barcellona. Ma l’obiettivo questa volta va oltre la consegna di aiuti umanitari: a bordo ci saranno medici, infermieri e insegnanti. “Questa volta le persone arrivano per restare”, spiega l’avvocata Patrizia Corpina, che coordina la logistica portuale dell’organizzazione.

Una missione più grande, più ambiziosa, e che parte con alle spalle qualcosa che non aveva mai avuto prima: un’inchiesta italiana per tortura contro Israele.

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