Il caso Garlasco continua a dividere l’opinione pubblica e ad alimentare un acceso dibattito sui social. A intervenire nelle ultime ore è stata anche Selvaggia Lucarelli, che attraverso un lungo messaggio pubblicato su Facebook ha espresso una dura critica nei confronti del modo in cui una parte dell’informazione starebbe trattando Andrea Sempio, oggi indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.
La giornalista e opinionista ha puntato il dito contro quella che definisce una vera e propria “mostrificazione” mediatica, sostenendo che il fenomeno avrebbe ormai raggiunto livelli mai visti prima nella storia della cronaca nera italiana.
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“Sempio è solo un indagato”

Nel suo intervento, Lucarelli sottolinea innanzitutto una differenza sostanziale tra la posizione di Andrea Sempio e quella di Alberto Stasi durante gli anni del processo.
Secondo la giornalista, Stasi affrontò un lungo iter giudiziario conclusosi con una condanna definitiva, mentre Sempio si trova attualmente nella fase delle indagini e non è ancora stato processato.
Per questo motivo, sostiene Lucarelli, il livello di esposizione mediatica raggiunto negli ultimi mesi dovrebbe indurre maggiore prudenza da parte di giornalisti, opinionisti e programmi televisivi.
Il confronto con il caso Stasi
Uno dei punti centrali della riflessione riguarda il paragone tra il periodo compreso tra il 2007 e il 2015, quando il caso era concentrato principalmente su Alberto Stasi, e l’attuale scenario mediatico.
Per Lucarelli si tratta di un confronto fuorviante. Negli anni del processo a Stasi, infatti, i social network avevano un peso molto inferiore rispetto a oggi e non esistevano piattaforme come TikTok, podcast crime diffusi su larga scala o il flusso continuo di contenuti generati dagli utenti.
Secondo la giornalista, il sistema mediatico del 2026 è radicalmente diverso da quello di quasi vent’anni fa e rende impossibile paragonare le due situazioni.
“Un processo popolare permanente”
Lucarelli evidenzia come oggi milioni di persone partecipino attivamente alla costruzione del dibattito pubblico attraverso video, commenti, condivisioni e analisi pubblicate online.
Un fenomeno che, a suo giudizio, contribuisce a creare una sorta di processo parallelo che si sviluppa sui social ben prima di qualsiasi eventuale decisione della magistratura.
La giornalista parla di una dinamica alimentata dagli algoritmi e dalla ricerca costante di visibilità, nella quale il sospetto rischia di trasformarsi rapidamente in una condanna sociale agli occhi dell’opinione pubblica.
Le critiche a media e opinionisti
Nel suo lungo intervento, Lucarelli riserva parole particolarmente dure anche nei confronti di alcuni programmi televisivi, giornalisti, commentatori e creator digitali che da mesi seguono il caso Garlasco.
Secondo la sua analisi, in alcuni casi sarebbero state diffuse ipotesi, suggestioni e ricostruzioni prive di adeguati riscontri, contribuendo ad alimentare ulteriormente il clima di forte esposizione mediatica attorno all’indagine.
La giornalista sostiene inoltre che il vero tema non sia scegliere tra Stasi e Sempio, ma interrogarsi sul modo in cui l’informazione affronta vicende giudiziarie ancora aperte e sulle conseguenze che questo approccio può avere sulle persone coinvolte.
“Da Garlasco non si torna indietro”
Il messaggio si conclude con una riflessione più ampia sul rapporto tra giustizia, media e opinione pubblica nell’era digitale.
Per Selvaggia Lucarelli il caso Garlasco rappresenta uno spartiacque destinato a lasciare conseguenze durature nel modo di raccontare la cronaca nera in Italia. Una vicenda che, a suo avviso, dovrebbe spingere il mondo dell’informazione a interrogarsi sui limiti del racconto mediatico e sul significato stesso della parola garantismo.