mercoledì, Luglio 22

Ilaria Salis, D’Orsi la difende a Quarta Repubblica: “Tre atti illegali”

Il caso Ilaria Salis torna in televisione e torna a dividere. A Quarta Repubblica, il programma di Nicola Porro andato in onda lunedì 20 aprile, è toccato al professor Angelo D’Orsi — storico e attivista, tra i più strenui difensori dell’europarlamentare — smontare pezzo per pezzo il controllo avvenuto in hotel il mattino del 28 marzo scorso, prima della manifestazione No Kings Italia. Una difesa elaborata e appassionata, che però si scontra con quanto emerge dall’inchiesta tedesca che aveva originato la segnalazione in ambito Schengen.

La difesa di D’Orsi: “Tre atti illegali e illegittimi”

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D’Orsi non lascia spazio a sfumature. La scena del controllo in hotel è, a suo avviso, triplicemente illegale. Primo: la polizia italiana non poteva non sapere che quella stanza appartenesse a Ilaria Salis, europarlamentare. Secondo: una stanza d’albergo è giuridicamente equiparabile a un domicilio, e per accedervi serve il mandato di un magistrato. Terzo — ed è qui che la difesa si fa più tecnica — per un membro del Parlamento Europeo, equiparato a un deputato nazionale, nemmeno un magistrato sarebbe sufficiente: occorre il consenso dell’assemblea di cui è membro.

“Qui sono stati compiuti tre gesti illegali e dico anche illegittimi”, ha detto D’Orsi, aggiungendo una critica all’origine dell’intero procedimento: tutto sarebbe partito da una segnalazione della Germania, un paese straniero, e questo avrebbe ulteriormente aggravato le irregolarità. “I tedeschi non è che ci stiano mostrando Salis che piglia a martellate la gente, no?”, ha concluso il professore.

Il problema: cosa dice davvero l’inchiesta tedesca

Ed è proprio qui che il ragionamento di D’Orsi si inceppa. Perché l’inchiesta tedesca, secondo quanto trapelato durante la trasmissione, non è acqua fresca. Il nome di Ilaria Salis — che non è accusata di reati, va detto chiaramente — appare comunque molte volte nel fascicolo. E la sua posizione non è quella di un soggetto marginale o di passaggio: viene descritta come “membro estero” della cosiddetta Banda del martello, il gruppo accusato di atti violenti tra cui quelli che avevano portato al processo di Budapest.

Una distinzione importante: comparire in un’inchiesta come membro di un gruppo non equivale a essere accusati di reati specifici. Ma cambia il contesto in cui si legge la segnalazione tedesca e il conseguente controllo italiano. Non era una verifica casuale o una persecuzione politica nata dal nulla, ma la risposta a un’attivazione formale del sistema Schengen partita da un fascicolo investigativo aperto in Germania.

Il caso in sintesi: cosa era successo il 28 marzo

Il controllo in hotel era avvenuto sabato 28 marzo, alla vigilia della manifestazione No Kings Italia. Gli agenti avevano verificato l’identità della persona presente nella stanza. Quando avevano capito di trovarsi davanti a un’europarlamentare, le verifiche si erano interrotte. La Questura aveva escluso perquisizioni di sorta. La sinistra era comunque salita sulle barricate, parlando di intimidazione politica e di un atto lesivo dell’immunità parlamentare.

Il dibattito televisivo di lunedì ne è l’ennesima coda. Da una parte chi sostiene che il controllo fosse illegittimo nella forma e nelle procedure. Dall’altra chi fa notare che la segnalazione tedesca aveva una base investigativa concreta. Una divisione che, nel caso Salis, difficilmente troverà una sintesi.