Una nuova registrazione rischia di riaccendere il dibattito sul caso della famiglia nel bosco. Nella notte, all’interno della struttura protetta dove si trovano i figli, il più piccolo dei bambini avrebbe chiamato la madre in lacrime, pronunciando una frase che ha colpito profondamente chi segue la vicenda: “Mamma, ho paura di non tornare a casa”.
La registrazione fatta con il cellulare

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Secondo quanto emerso, Catherine Birmingham si trovava nello stesso edificio, ma in un piano diverso rispetto ai figli. La donna può incontrare i bambini durante alcuni momenti della giornata, ma non le sarebbe consentito dormire con loro durante la notte.
Proprio per documentare quanto stava accadendo, la madre avrebbe deciso di registrare l’audio con il proprio telefono. Nel file si sentirebbero il pianto del bambino, i passi nel corridoio e la voce della madre che cerca di rassicurarlo:
“Sono qui, sei al sicuro”.
La frase del bambino che scuote il caso
Nel passaggio più delicato dell’audio, alla domanda della madre su cosa lo spaventasse, il piccolo avrebbe risposto:
“Che non siamo a casa. Ho paura di non tornare a casa”.
Parole che potrebbero diventare centrali nelle prossime valutazioni sullo stato psicologico dei minori e sull’impatto dell’allontanamento dal contesto familiare.
Il gesto contestato alla madre
Dopo aver sentito il figlio piangere, Catherine sarebbe scesa per prenderlo e portarlo nella sua stanza per tranquillizzarlo. Proprio questo comportamento, però, potrebbe essere finito nelle relazioni degli operatori della struttura come violazione delle disposizioni interne.
Un dettaglio che rischia di aggiungere ulteriore tensione a una vicenda già molto complessa sul piano giudiziario e umano.
Il caso continua a dividere
La storia della famiglia che viveva isolata nei boschi abruzzesi continua a dividere l’opinione pubblica. Da una parte restano le valutazioni delle autorità sulla capacità genitoriale, dall’altra cresce il dibattito sulle condizioni emotive dei bambini dopo il trasferimento nella struttura protetta.
La registrazione della notte potrebbe ora trasformarsi in un nuovo elemento destinato ad alimentare il confronto sul futuro della famiglia.