A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, emerge un elemento che potrebbe avere un peso decisivo nelle indagini: una password impostata per proteggere una cartella nel suo computer personale.
Si tratta della cartella denominata “Albert”, che la vittima avrebbe deciso di rendere accessibile solo tramite protezione. Una scelta considerata insolita dagli investigatori, soprattutto perché introdotta pochi mesi prima del delitto.
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La cartella “Albert” e i contenuti sensibili

Secondo chi indaga, all’interno di quella cartella potrebbero essere stati conservati file personali e video legati alla relazione con Alberto Stasi. Materiale che Chiara avrebbe deciso di proteggere per evitare accessi non autorizzati, considerando che il computer era utilizzato anche da altre persone.
Il dispositivo, infatti, si trovava nella sua camera ma veniva utilizzato anche dal fratello Marco Poggi, spesso insieme ad amici, tra cui Andrea Sempio.
Accessi sospetti e verifiche tecniche
Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire eventuali accessi alla cartella attraverso una nuova consulenza tecnica. L’obiettivo è capire se qualcuno abbia aperto o copiato quei file, lasciando tracce nei sistemi informatici.
L’ipotesi è che i contenuti possano essere stati visualizzati da terzi, elemento che potrebbe fornire nuovi spunti investigativi.
Il possibile legame con il movente
Tra le piste al vaglio, non viene escluso che proprio quei contenuti possano essere collegati a un possibile movente del delitto.
Andrea Sempio ha sempre negato di aver visto quei file, ma il tema resta centrale nelle nuove indagini.
Già durante il primo processo erano emersi elementi considerati anomali: sul computer erano state trovate ricerche su siti per adulti effettuate in momenti in cui Chiara non era in casa.
I dubbi già emersi in passato
La madre della vittima aveva parlato di navigazioni sospette, notate anche dalla stessa Chiara. Un dettaglio che oggi torna ad assumere un nuovo significato.
Anche Marco Poggi aveva riferito agli investigatori di aver intuito l’esistenza di quei video leggendo una conversazione tra la sorella e il fidanzato.
Un tassello che può cambiare l’indagine
La questione della password e della cartella protetta rappresenta ora uno degli elementi più delicati dell’inchiesta.
Se venissero confermati accessi non autorizzati o tentativi di duplicazione dei file, questo dettaglio potrebbe contribuire a chiarire dinamiche ancora oscure e, forse, avvicinare alla verità su uno dei casi più discussi della cronaca italiana.