Padova si è fermata. La Basilica di Santa Giustina, una delle più grandi della cristianità, era già piena alle nove del mattino. Alle undici, quando la bara bianca di Alex Zanardi è entrata in Prato della Valle accompagnata dalla moglie Daniela e dal figlio Niccolò, che hanno salutato la folla con le mani giunte in segno di ringraziamento, è scattato un lungo applauso. Fuori, sotto la pioggia, migliaia di persone che non erano riuscite ad entrare seguivano la cerimonia sui maxischermi allestiti sul sagrato. L’Italia intera si è stretta attorno a questo uomo che aveva insegnato a tutti cosa significa non arrendersi.
La handbike sull’altare

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Uno dei momenti più toccanti della cerimonia è stato l’ingresso della handbike di Alex Zanardi, posizionata davanti all’altare. Non solo un oggetto sportivo — un simbolo. Quello strumento con cui aveva vinto quattro ori paralimpici, con cui aveva percorso maratone e stabilito record mondiali, con cui il destino aveva scelto di colpirlo un’ultima volta nel 2020 a Pienza. La handbike sull’altare era Alex che tornava in chiesa come era stato in pista: con quello che amava di più.
Don Pozza: “La morte pensava di averlo bevuto, ma ha sbagliato i conti”
A celebrare il rito funebre è stato don Marco Pozza, cappellano del carcere Due Palazzi di Padova — l’amico che Alex aveva scelto, negli anni più difficili, come punto di riferimento spirituale. Le sue parole sono state tra le più intense della mattinata: “Mi dispiace per la morte, pensava di averlo bevuto ma neanche stavolta ha fatto bene i conti. Si è presa il corpo, ma l’anima le è sfuggita. In corsia di sorpasso è andata a infilarsi dentro la carne e le storie dei ragazzi di Obiettivo3”.
Prima della cerimonia, don Pozza aveva già detto tutto di quanto Alex avesse significato per lui: “Sono orgoglioso di avere avuto un amico come Alex, che non mi ha aiutato a diventare un prete migliore, ma non mi importava: mi ha aiutato a diventare un uomo migliore, questo mi importa”.
La lettera di Papa Francesco letta in chiesa
Durante la cerimonia don Pozza ha letto la lettera che Papa Francesco aveva inviato a Zanardi nel giugno 2020, dopo il secondo devastante incidente: “Carissimo Alessandro, la tua storia è un esempio di come riuscire a ripartire dopo uno stop improvviso. Ci hai insegnato a vivere la vita da protagonisti, facendo della disabilità una lezione di umanità. Grazie, Alessandro, per aver dato forza a chi l’aveva perduta”. Parole che in quella chiesa, quel giorno, hanno avuto il peso di un testamento.
Chi c’era: Tomba, Bebe Vio, Morandi e il mondo dello sport
Tra i duemila presenti all’interno della basilica figuravano Alberto Tomba, Bebe Vio — arrivata insieme all’ex presidente del Coni Giovanni Malagò — il cantante Gianni Morandi, il sindaco di Bologna Matteo Lepore, Stefano Domenicali e Giusi Versace. Tra i primi ad arrivare i membri di Obiettivo3, l’associazione fondata da Zanardi per supportare atleti con disabilità. Presente anche l’ex calciatore Julio Gonzalez, che aveva ricevuto il sostegno diretto di Alex dopo il suo incidente.