mercoledì, Giugno 24

Garlasco, la legale di Stasi: “Alberto mi ha telefonato commosso”

Alberto Stasi è recluso nel carcere di Bollate da oltre dieci anni. Sta scontando una condanna definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi — una condanna che la nuova inchiesta della Procura di Pavia potrebbe rimettere in discussione dall’inizio alla fine. Quando ha saputo dei dettagli delle intercettazioni attribuite ad Andrea Sempio, l’unico indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, ha preso il telefono e ha chiamato la sua avvocata. Era commosso. E adesso la sua difesa ha un obiettivo preciso: tirarlo fuori dal carcere il prima possibile.

“Alberto mi ha telefonato commosso”

Giada Boccellari, legale di Stasi, ha raccontato quella telefonata in diretta a Realpolitik su Rete 4. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: “Alberto mi ha telefonato commosso. Se il contenuto di quelle registrazioni fosse confermato, l’obiettivo sarebbe tirarlo fuori dal carcere il prima possibile”.

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Una reazione che racconta lo stato d’animo di un uomo che da quasi vent’anni — prima come indagato, poi come imputato, poi come condannato — ha ripetuto di essere innocente. E che adesso, per la prima volta, vede aprirsi uno spiraglio non solo sul piano mediatico ma su quello concreto e giudiziario.

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“Se Stasi avesse detto cose simili, avrebbe preso tre ergastoli”

Il punto più duro dell’intervento di Boccellari riguarda la disparità di trattamento. Nel 2007, nel primo processo a Stasi, non esisteva nessuna intercettazione paragonabile per gravità a quelle emerse oggi a carico di Sempio. L’avvocata lo dice senza giri di parole: “Se Stasi avesse detto cose simili, avrebbe preso tre ergastoli”.

Una frase che fotografa in modo brutale la tesi difensiva: stesso caso, stesso delitto, approcci completamente diversi. Due pesi, due misure. L’imputato del 2007 è stato trattato in modo radicalmente diverso dall’indagato del 2026. E quella disparità, secondo la difesa, è una delle chiavi per capire come si sia arrivati a condannare l’uomo sbagliato.

La mossa decisiva: sospensione della pena

Con la chiusura formale delle indagini su Sempio, la difesa di Stasi sta studiando le prossime mosse su due binari paralleli. Il primo è la revisione del processo, un iter lungo che passerà dalla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni e poi dalla Corte d’appello di Brescia. Il secondo — potenzialmente più rapido — è la richiesta di sospensione della pena.

Se il quadro indiziario contro Sempio si rivelasse solido, la difesa chiederà che Stasi venga scarcerato immediatamente, in attesa che il nuovo giudizio faccia il suo corso. Dieci anni di carcere per un omicidio che una nuova inchiesta attribuisce a qualcun altro: la difesa ritiene che trattenere Stasi in cella in questo contesto sia diventato insostenibile. Sul piano umano prima ancora che giuridico.

Cosa succede adesso

Tutto dipende ora dalla Procura di Pavia, che dovrà decidere se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio per Sempio. Quel passaggio — atteso nelle prossime settimane — aprirebbe formalmente la strada alla revisione e, in parallelo, alla possibile scarcerazione del “biondino di Garlasco”. Una storia cominciata il 13 agosto 2007 in una villetta di via Pascoli. Una storia che forse, quasi vent’anni dopo, sta per cambiare finale.

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