Da oltre diciotto giorni Sonia Bottacchiari e i suoi due figli adolescenti — quattordici e sedici anni — sono scomparsi. Una vicenda che ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso fin dall’inizio e che nelle ultime ore ha registrato una svolta giudiziaria e investigativa decisiva. La Procura di Piacenza ha modificato il capo di imputazione: non più sottrazione di minori, ma il ben più grave reato di sequestro di persona. E nel frattempo un escursionista ha riferito ai carabinieri di Udine di aver avvistato una donna corrispondente alla descrizione di Sonia, accompagnata dai due ragazzi e dai loro quattro cani, in una zona montana impervia del Friuli Venezia Giulia.
La svolta giudiziaria: sequestro di persona per ampliare i poteri investigativi

Leggi anche:Caso Garlasco, Ivano Chiesa rompe il silenzio: “Le nuove carte su Sempio cambiano tutto”
Leggi anche:Garlasco, Roberta Bruzzone gela tutti: “La condanna di Alberto Stasi non è in discussione”
Leggi anche:Salaria nel caos dopo il maxi incidente: traffico bloccato e soccorsi sul posto
La scelta della Procura non è solo simbolica. Con l’ipotesi di sequestro di persona, i carabinieri acquisiscono la facoltà di analizzare a fondo la vita digitale di Sonia Bottacchiari andando a ritroso fino a due anni. Ogni ricerca sul web, ogni messaggio sui social network, ogni contatto telefonico prima della sparizione. L’obiettivo è capire se la donna abbia beneficiato di complicità o appoggi logistici durante la pianificazione della fuga. La localizzazione delle celle telefoniche, finora infruttuosa a causa dei dispositivi spenti, viene così affiancata da una ricostruzione minuziosa dei movimenti virtuali.
L’avvistamento attendibile tra le montagne friulane
La testimonianza dell’escursionista è stata ritenuta estremamente attendibile dagli inquirenti, tanto da far scattare immediatamente un imponente dispositivo di ricerca. Squadre di terra supportate dagli elicotteri dei vigili del fuoco stanno pattugliando ogni sentiero e rifugio della zona. La vicinanza con il confine sloveno — pochi chilometri — ha spinto le autorità a estendere l’allerta anche oltre frontiera, temendo che il gruppo possa aver già attraversato la linea di demarcazione nazionale.
Il piano premeditato: survivalismo e preparativi meticolosi
L’ipotesi che sta prendendo corpo tra gli investigatori è quella del survivalismo — la scelta deliberata di vivere in condizioni estreme, isolandosi dalla civiltà. Il ritrovamento della Chevrolet Captiva abbandonata a Tarcento il 6 maggio ha fornito indizi inquietanti: l’auto era vuota, priva delle tende e delle attrezzature tecniche che Sonia aveva acquistato poco prima di sparire. La donna si sarebbe munita di ricetrasmittenti, filo da pesca e sale — quest’ultimo usato per attirare la fauna selvatica. Una preparazione meticolosa, pensata per garantire una sussistenza autonoma nei boschi.