mercoledì, Giugno 24

Caso Garlasco, Ivano Chiesa rompe il silenzio: “Le nuove carte su Sempio cambiano tutto”

Il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione nazionale come non accadeva da anni. Le nuove indagini della Procura di Pavia, le intercettazioni ambientali, i manoscritti attribuiti ad Andrea Sempio e la possibile revisione del processo ad Alberto Stasi stanno riaprendo interrogativi che sembravano ormai chiusi.

In questo clima di fortissima esposizione mediatica, è intervenuto anche l’avvocato Ivano Chiesa, storico difensore di Fabrizio Corona, che in un video pubblicato su Instagram ha commentato gli ultimi sviluppi dell’inchiesta.

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Le parole di Ivano Chiesa sul caso Garlasco

Chiesa ha spiegato di non amare le analisi pubbliche sui procedimenti giudiziari che non conosce approfonditamente. Ma davanti alla nuova fase dell’inchiesta ha deciso comunque di esporsi: “Se si pensa, se si ritiene, se si sospetta che ci sia un uomo innocente in carcere, qualunque sforzo è giustificato e benvenuto”, ha dichiarato nel video.

Il riferimento è chiaramente ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi e oggi nuovamente al centro del dibattito dopo la chiusura delle indagini preliminari su Andrea Sempio.

Le nuove accuse contro Andrea Sempio

Negli ultimi giorni la Procura di Pavia ha depositato migliaia di pagine di atti. Tra questi ci sono intercettazioni ambientali, audio registrati tramite una “cimice” installata nell’auto di Sempio e diversi manoscritti scritti tra il 2018 e il 2025. Secondo gli investigatori, alcuni passaggi sarebbero compatibili con un profilo psicologico violento e ossessivo. Nei documenti vengono riportati anche sogni inquietanti, fantasie aggressive e frasi come “ho fatto cose brutte”.

Gli inquirenti ipotizzano inoltre un possibile movente legato a presunti video intimi tra Chiara Poggi e Alberto Stasi che Sempio avrebbe visionato anni prima del delitto.

La Procura sostiene che proprio da quella scoperta sarebbe nata un’infatuazione nei confronti della ragazza e che un rifiuto avrebbe poi scatenato la furia omicida.

La difesa di Sempio respinge tutto

Di fronte alla diffusione delle intercettazioni e dei nuovi atti, i legali di Andrea Sempio hanno però parlato di una lettura distorta del materiale investigativo. L’avvocata Angela Taccia ha spiegato che, secondo la difesa, dagli atti emergerebbe invece “la conferma dell’innocenza di Andrea Sempio”. Gli avvocati contestano inoltre la divulgazione di documenti coperti dal segreto istruttorio e sostengono che molte frasi siano state estrapolate dal contesto.

Alcuni passaggi delle intercettazioni, secondo la difesa, farebbero riferimento non all’omicidio ma alle deposizioni rese da Alberto Stasi nel corso degli anni.

“La condanna non era oltre ogni ragionevole dubbio”

Nel suo intervento, Ivano Chiesa si è soffermato soprattutto sul principio del “ragionevole dubbio”, cardine del diritto penale. “Se oggi emergono elementi che allora erano stati sottovalutati o valutati male, vuol dire che quella condanna non era fondata su prove così granitiche”, ha affermato.

Secondo il legale, il fatto stesso che si stia riaprendo il dibattito giudiziario dimostrerebbe che alcuni dubbi esistevano già all’epoca del processo. Chiesa ha anche ricordato la posizione dello storico difensore di Stasi, il professor Angelo Giarda, che per anni aveva contestato la solidità dell’impianto accusatorio.

Il tema degli errori giudiziari

Il passaggio più forte del video riguarda però il tema degli errori giudiziari e delle pene irreversibili. “Pensate se ci fosse stata la pena di morte in Italia. Alberto Stasi oggi non ci sarebbe più”, ha dichiarato Chiesa.

Parole che hanno rapidamente acceso il dibattito sui social, soprattutto ora che la difesa di Stasi starebbe preparando una possibile richiesta di revisione del processo alla luce delle nuove indagini su Sempio.

La conclusione del video lascia aperto un interrogativo ancora più ampio: “Quanti altri casi come questo esistono? Quanti detenuti potrebbero essere stati condannati senza una certezza assoluta?”.

Una domanda che torna a pesare mentre il caso Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a dividere l’opinione pubblica italiana.

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