mercoledì, Luglio 1

Maldive, il mistero dei cinque sub italiani morti: “Così l’ossigeno può diventare letale sott’acqua”

La tragedia avvenuta alle Maldive, dove cinque subacquei italiani hanno perso la vita durante un’immersione nell’atollo di Vaavu, continua a sollevare interrogativi. Mentre le autorità locali lavorano per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente, tra le ipotesi che stanno emergendo c’è anche quella della cosiddetta tossicità dell’ossigeno, uno dei rischi più temuti nelle immersioni profonde.

Secondo le prime ricostruzioni, il gruppo si sarebbe immerso nei pressi di una grotta sottomarina a circa 50 metri di profondità, una quota che richiede esperienza, preparazione tecnica e miscele respiratorie adeguate.

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Cos’è la tossicità dell’ossigeno

A spiegare il possibile scenario è Maurizio Uras, dive master e titolare del centro immersioni “L’Argonauta” di Cala Gonone, in Sardegna. “Se la miscela della bombola non è adeguata, l’ossigeno a certe profondità diventa tossico”, ha spiegato l’esperto.

Durante un’immersione, infatti, la pressione aumenta progressivamente ogni dieci metri di profondità. Questo comporta anche un aumento della pressione parziale dei gas respirati attraverso l’erogatore.

Nelle normali bombole ad aria compressa, l’ossigeno rappresenta circa il 21% della miscela. Ma superate determinate profondità, quella percentuale può diventare pericolosa per l’organismo umano.

Perché a grandi profondità l’ossigeno può diventare letale

Nelle immersioni tecniche profonde vengono utilizzate miscele differenti rispetto a quelle tradizionali proprio per ridurre i rischi. Secondo gli esperti, oltre determinate soglie l’ossigeno può superare livelli considerati sicuri e provocare effetti improvvisi e devastanti sul sistema nervoso.

I sintomi più gravi possono includere:

  • convulsioni improvvise;
  • perdita di controllo muscolare;
  • crampi;
  • confusione mentale;
  • sofferenza cardiaca;
  • perdita di coscienza.

In un ambiente estremo come il fondale oceanico, bastano pochi secondi di difficoltà per trasformare un problema tecnico in una tragedia senza possibilità di salvezza.

Il dettaglio che lascia perplessi gli esperti

C’è però un elemento che continua a sorprendere gli operatori del settore: il fatto che tutti e cinque i sub possano aver avuto problemi contemporaneamente. “Mi stupisce che si possano essere sentiti male tutti assieme nello stesso momento”, ha ammesso Uras.

Se il gruppo era composto da sub esperti, infatti, appare difficile immaginare che non siano stati effettuati controlli accurati sulle miscele respiratorie e sulla pianificazione dell’immersione. Per questo motivo gli investigatori stanno valutando anche altre possibili concause.

Le correnti dell’Oceano Indiano e i rischi delle immersioni

Oltre all’ipotesi della tossicità dell’ossigeno, gli esperti invitano a non sottovalutare le condizioni ambientali delle Maldive.

L’Oceano Indiano presenta correnti molto più forti e imprevedibili rispetto al Mediterraneo. In alcune zone, i flussi sottomarini possono cambiare direzione improvvisamente e trascinare i sub lontano dai punti di risalita. “Il Mediterraneo è un mare relativamente tranquillo. Lì ci sono correnti che possono trascinare da una parte all’altra”, ha spiegato ancora Uras.

Le autorità maldiviane stanno ora analizzando i registri della safari boat, le attrezzature utilizzate e le condizioni meteo presenti al momento dell’immersione. Resta da capire se il gruppo sia rimasto intrappolato nella grotta, abbia avuto un problema tecnico oppure sia stato colpito da un evento improvviso legato alla profondità. Nel frattempo, la Farnesina continua a seguire il caso insieme all’ambasciata italiana a Colombo per assistere i familiari delle vittime.