L’emergenza Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo rischia di avere conseguenze anche sul mondo del calcio internazionale. La situazione sanitaria nel Paese africano sta infatti creando forti preoccupazioni in vista dei Mondiali 2026 che si giocheranno tra Stati Uniti, Canada e Messico.
Negli ultimi giorni è emersa persino un’ipotesi clamorosa: un possibile ripescaggio dell’Italia nel caso in cui il Congo non riuscisse a partecipare alla competizione a causa dell’epidemia.
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Un’eventualità sulla quale è intervenuto anche l’infettivologo Matteo Bassetti, che ha espresso una posizione molto netta.
“I Mondiali si conquistano sul campo”

Parlando all’Adnkronos Salute, Matteo Bassetti ha commentato le ipotesi legate a un possibile scenario di esclusione della nazionale congolese. “I Mondiali si devono conquistare sul campo”, ha dichiarato il direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova.
L’infettivologo ha spiegato di ritenere molto triste l’idea che l’Italia possa beneficiare indirettamente di un’emergenza sanitaria così grave. “L’Ebola non può essere il dodicesimo giocatore dell’Italia”, ha aggiunto.
Secondo Bassetti, un eventuale ripescaggio legato all’epidemia sarebbe un errore sia dal punto di vista sportivo sia umano.
L’epidemia di Ebola preoccupa il mondo
Nel frattempo la situazione sanitaria nella Repubblica Democratica del Congo continua a peggiorare.
Secondo gli esperti, il focolaio di Ebola-Bundibugyo starebbe crescendo molto rapidamente e i numeri reali dei contagi potrebbero essere superiori rispetto a quelli ufficialmente comunicati. “Chi vive in quelle aree parla di numeri molto più alti”, ha spiegato ancora Bassetti.
L’infettivologo ha inoltre sottolineato come questa epidemia si stia sviluppando in modo particolarmente aggressivo rispetto ad altre emergenze Ebola del passato. “È partita con il botto rispetto al periodo 2014-2016”, ha dichiarato.
Il Congo costretto a trasferirsi in Belgio
A causa dell’emergenza sanitaria, la federazione calcistica congolese ha già preso una decisione drastica. Il ritiro della nazionale previsto inizialmente a Kinshasa è stato cancellato e trasferito in Belgio. Qui il Congo preparerà le sfide del Gruppo K contro Portogallo, Colombia e Uzbekistan.
Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando attentamente la situazione, soprattutto in vista dei grandi eventi sportivi che prevedono spostamenti internazionali di atleti e tifosi.
Restrizioni e quarantene in vista dei Mondiali
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, gli Stati Uniti avrebbero già introdotto restrizioni temporanee all’ingresso per chi arriva dalle zone considerate a rischio Ebola. Anche il Messico avrebbe attivato misure preventive in vista della partita prevista a Zapopan, nei pressi di Guadalajara.
Tra le ipotesi ci sarebbero controlli sanitari rafforzati, quarantene di 21 giorni per alcuni soggetti provenienti dalle aree colpite e limitazioni all’ingresso dei tifosi.
Nonostante questo, la nazionale congolese potrà contare su giocatori che militano quasi tutti all’estero e che non rientrano in patria da tempo.
I numeri dell’epidemia
La situazione nel Nord Est del Congo viene descritta dagli operatori umanitari come estremamente delicata. Secondo Medici Senza Frontiere, le strutture di isolamento sarebbero già sovraccariche e molti pazienti non riuscirebbero a ricevere cure adeguate.
“Abbiamo superato i 500 casi sospetti”, ha spiegato Florent Uzzeni, coordinatore delle emergenze di Msf nell’Ituri. Gli esperti temono inoltre che i casi effettivi presenti nelle comunità locali siano molti di più rispetto a quelli ufficialmente registrati.
Il conflitto cronico presente nell’area complica ulteriormente la gestione sanitaria e il controllo dell’epidemia.
Il possibile scenario per l’Italia
Al momento non esiste alcuna decisione ufficiale riguardo a un eventuale ripescaggio dell’Italia ai Mondiali. Tuttavia il peggioramento della situazione sanitaria in Congo sta inevitabilmente alimentando discussioni e ipotesi nel mondo sportivo.
Le parole di Matteo Bassetti hanno però riportato l’attenzione soprattutto sulla gravità dell’emergenza umanitaria in corso, più che sulle possibili conseguenze calcistiche. “Sarebbe davvero triste partecipare ai Mondiali per un’epidemia”, ha concluso l’infettivologo.