venerdì, Maggio 22

Meloni replica a Renzi sui cartelloni nelle stazioni: “La campagna non va fermata”

Continua a infiammarsi lo scontro politico attorno ai manifesti di Italia Viva comparsi nelle principali stazioni ferroviarie italiane. Dopo giorni di polemiche e accuse di censura, è intervenuta direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha voluto chiarire pubblicamente la propria posizione sulla campagna lanciata dal partito di Matteo Renzi.

La vicenda ruota attorno agli slogan provocatori diffusi da Italia Viva per promuovere il 2×1000, tra cui il più discusso: “QVANDO C’ERA LEI i treni arrivavano in ritardo”. Una frase che ha fatto rapidamente il giro del web e che ha acceso un acceso dibattito politico e mediatico.

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La richiesta di modificare i cartelloni

La polemica è esplosa dopo l’intervento di Grandi Stazioni Retail, la società che gestisce gli spazi pubblicitari nelle stazioni ferroviarie italiane. Dopo la richiesta di Italia Viva di prolungare la campagna per altri quattro giorni, la società avrebbe chiesto di modificare il contenuto relativo ai treni in ritardo. Secondo Grandi Stazioni Retail, la decisione sarebbe legata alle disposizioni che impediscono attività pubblicitarie considerate lesive del contesto ferroviario.

La società ha comunque precisato di non aver bloccato l’intera campagna e ha respinto con forza le accuse di censura.

Italia Viva: “È censura”

La reazione del partito guidato da Matteo Renzi è stata immediata. La capogruppo al Senato di Italia Viva, Raffaella Paita, ha definito la richiesta una vera e propria forma di censura politica.

“Una campagna efficace, ironica e assolutamente non offensiva”, ha dichiarato. Secondo i renziani, il tentativo di limitare la diffusione dei manifesti dimostrerebbe il fastidio provocato dalla campagna nei confronti del governo.

Italia Viva aveva inoltre chiesto il rinnovo della campagna proprio alla luce del forte impatto mediatico ottenuto nelle ultime ore.

Meloni rompe il silenzio

Nelle ultime ore Giorgia Meloni ha deciso di intervenire personalmente attraverso una lettera aperta pubblicata dal quotidiano La Stampa. Vediamo tutto nella prossima pagina.

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