La campagna pubblicitaria lanciata da Italia Viva contro Giorgia Meloni è diventata uno dei casi politici più discussi degli ultimi giorni. I manifesti comparsi nelle principali stazioni ferroviarie italiane hanno acceso immediatamente polemiche, accuse di censura e un duro scontro tra maggioranza e opposizione.
Al centro della vicenda ci sono gli slogan scelti dal partito guidato da Matteo Renzi per promuovere il 2×1000, accompagnati da una grafica che richiama volutamente i cinegiornali del Ventennio fascista. Le immagini sono apparse sui maxi-schermi di stazioni come Milano Centrale e Roma Termini, attirando rapidamente l’attenzione di viaggiatori, social network e media nazionali.
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Tra le scritte che hanno fatto più discutere compare: “QVANDO C’ERA LEI i treni arrivavano in ritardo”, riferimento ironico rivolto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e alla situazione del trasporto ferroviario italiano.
La richiesta di modificare parte della campagna

Nel corso della giornata, Grandi Stazioni Retail, società che gestisce gli spazi pubblicitari nei principali scali ferroviari italiani, ha chiesto a Italia Viva di modificare esclusivamente il contenuto relativo ai treni in ritardo per poter concedere il rinnovo della campagna pubblicitaria.
La società ha precisato che non si tratta della rimozione dell’intera iniziativa politica ma soltanto della singola immagine ritenuta “lesiva del contesto ferroviario”.
Italia Viva ha però interpretato la richiesta come un tentativo di limitare la propria libertà di comunicazione politica. “Ci tuteleremo in tutte le sedi, legali e istituzionali”, hanno fatto sapere dal partito, parlando apertamente di censura.
La polemica si è rapidamente trasformata in un caso politico nazionale.
Gli slogan contro Giorgia Meloni

La campagna di Italia Viva punta direttamente contro Giorgia Meloni e il governo. Oltre allo slogan dedicato ai ritardi ferroviari, altri manifesti mostrano frasi come: “QVANDO C’ERA LEI i giovani scappavano dall’Italia” e “QVANDO C’ERA LEI l’Italia era meno sicura”.
L’utilizzo della grafica in stile littorio e del carattere tipografico ispirato all’Istituto Luce ha contribuito ad alimentare ulteriormente il dibattito politico e mediatico.
Molti utenti sui social hanno sottolineato il forte impatto visivo della campagna, soprattutto per la scelta di collocare i messaggi proprio accanto ai tabelloni ferroviari nelle grandi stazioni italiane.
Renzi attacca Meloni e Salvini
A cavalcare immediatamente la polemica è stato Matteo Renzi. L’ex presidente del Consiglio ha ironizzato sulla presunta irritazione della premier per la presenza dei manifesti accanto ai display dei treni in ritardo.
“Giorgia non devi arrabbiarti con me per i cartelloni pubblicitari: devi arrabbiarti con Salvini per i treni in ritardo”, ha dichiarato Renzi sui social.
Il leader di Italia Viva ha inoltre accusato il governo di voler ostacolare una semplice iniziativa politica e pubblicitaria.
Secondo Renzi, il tentativo di modificare i contenuti rappresenterebbe la prova del fastidio provocato dalla campagna.
La replica di Grandi Stazioni e Ferrovie
Nel pieno della polemica è intervenuta anche Grandi Stazioni Retail, che ha ribadito di aver chiesto soltanto la rimozione dell’immagine relativa ai treni, senza bloccare l’intera campagna.
La società ha inoltre respinto ogni accusa di censura, spiegando che la campagna continuerà a essere trasmessa per il periodo previsto. Anche Ferrovie dello Stato ha precisato di non gestire direttamente gli spazi pubblicitari presenti nelle stazioni, affidati appunto a una società esterna.
Dal Ministero dei Trasporti sono poi arrivate smentite rispetto a presunti interventi diretti di Matteo Salvini nella vicenda.
La replica di Giorgia Meloni
Nelle ultime ore è intervenuta direttamente anche Giorgia Meloni con una lettera aperta pubblicata da La Stampa.
La presidente del Consiglio ha negato di essere irritata dalla campagna di Italia Viva e ha respinto qualsiasi ipotesi di intervento da parte sua o di Palazzo Chigi.
“La Meloni non è furiosa”, ha scritto la premier, spiegando di occuparsi di “problemi concreti” e non dei manifesti nelle stazioni.
Meloni ha inoltre dichiarato di aver trovato la campagna “molto efficace dal punto di vista comunicativo”, aggiungendo però una stoccata politica nei confronti di Renzi: “Dopo che c’è stato lui quasi nessuno lo ha più votato”.
La presidente del Consiglio ha poi preso posizione anche sulla richiesta di modificare i manifesti, sostenendo che la campagna di Italia Viva “non dovrebbe essere toccata” e dovrebbe proseguire così com’è.
Uno scontro destinato a continuare
Il caso dei manifesti nelle stazioni rappresenta l’ennesimo scontro politico destinato a proseguire nei prossimi giorni.
Da una parte Italia Viva continua a parlare apertamente di censura e valuta iniziative parlamentari sulla vicenda. Dall’altra il governo respinge ogni accusa e prova a minimizzare il caso.
Nel frattempo le immagini dei cartelloni continuano a circolare ovunque online, trasformando una semplice campagna per il 2×1000 in uno dei temi politici più discussi del momento.