Un allarme improvviso ha fatto scattare l’emergenza sulla Stazione Spaziale Internazionale nella giornata di venerdì 5 giugno 2026. La NASA ha impartito un ordine diretto ai quattro astronauti della missione Crew-12: lasciare i moduli della stazione e rifugiarsi immediatamente a bordo della capsula Crew Dragon, con le tute spaziali indossate, in attesa di ulteriori istruzioni. Un momento di tensione reale, che per qualche minuto ha tenuto con il fiato sospeso le sale di controllo di Houston.
Cosa è successo sulla Stazione Spaziale

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Il problema è localizzato in un’area ben precisa: il tunnel di trasferimento del modulo di servizio Zvezda, noto come PrK, ovvero il segmento russo della stazione. Questa sezione presenta crepe e perdite d’aria da tempo, un fenomeno monitorato costantemente sia dalla NASA che da Roscosmos, l’agenzia spaziale russa. Venerdì mattina, in seguito al rilevamento di nuove perdite, Roscosmos ha deciso di procedere con un’operazione di riparazione più estesa rispetto alla normale manutenzione periodica.
È proprio durante l’esecuzione di questi lavori che la NASA ha ritenuto opportuno mettere al sicuro i propri astronauti. La decisione non era legata a un’emergenza improvvisa, ma a un eccesso di cautela da parte dell’agenzia americana, che ha preferito non lasciare nessuno in aree potenzialmente esposte durante le operazioni di riparazione strutturale. Bastano pochi minuti per capire quanto le procedure di sicurezza nello spazio siano studiate nei minimi dettagli.
Chi si trovava a bordo
Gli astronauti coinvolti nell’ordine di evacuazione sono i quattro componenti della missione NASA Crew-12: gli americani Jessica Meir e Jack Hathaway, la francese Sophie Adenot dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, e il russo Andrey Fedyaev di Roscosmos. All’ordine è stato incluso anche un quinto astronauta della NASA: Chris Williams. Si trovano tutti a bordo della ISS per una missione di routine, con il compito di portare avanti una serie di esperimenti in microgravità in vista di future missioni spaziali.
Si tratta di professionisti abituati a gestire situazioni di emergenza, ma anche per loro attendere nella capsula Crew Dragon, pronti a un’eventuale evacuazione, non è un momento di ordinaria amministrazione. La capsula è il loro unico mezzo di ritorno sulla Terra, e il fatto di doverla raggiungere in allerta dice tutto sull’entità percepita della situazione nelle prime fasi.
L’emergenza rientrata: le parole della NASA
A fare chiarezza è intervenuta Bethany Stevens, portavoce della NASA, con un comunicato pubblicato su X. Stevens ha spiegato che la riparazione era stata pianificata in anticipo e che l’ordine di evacuazione era una misura precauzionale, non la risposta a un’emergenza improvvisa: «In seguito a nuove perdite, Roscosmos ha deciso di procedere con un’operazione di riparazione più estesa. Per un eccesso di cautela, la NASA ha diretto tutti i membri dell’equipaggio a raggiungere la navicella Dragon».
In pochi minuti, le operazioni di riparazione sono state temporaneamente sospese per permettere la raccolta di ulteriori dati e misurazioni. Una volta valutata la situazione, gli astronauti hanno ricevuto il via libera a tornare ai moduli abituali e riprendere le normali attività di bordo. L’emergenza era rientrata, ma il caso ha riacceso i riflettori su un problema tutt’altro che nuovo.
Le crepe nel modulo Zvezda: un problema noto
Le perdite nel modulo russo non sono una novità. Il tunnel di trasferimento PrK è affetto da crepe strutturali da diversi anni, e sia la NASA che Roscosmos le tengono sotto stretto monitoraggio. La causa principale non è ancora stata definitivamente identificata, ma si ritiene che il progressivo invecchiamento della struttura, unito ai cicli termici estremi a cui è sottoposta la stazione in orbita, possa aver contribuito alla formazione delle fessure.
La ISS è in orbita dal 1998 e si avvicina progressivamente alla fine della sua vita operativa, prevista entro il 2030. Roscosmos gestisce il problema attraverso interventi di manutenzione periodici, ma episodi come quello di venerdì dimostrano che la situazione rimane sotto costante attenzione. Ogni riparazione è un equilibrio delicato tra la necessità di agire e quella di non interrompere le attività scientifiche a bordo.