Sono passati quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, e dieci da quando Alberto Stasi è entrato in carcere con una condanna definitiva. In tutto questo tempo, sua madre Elisabetta Ligabò ha scelto il silenzio. Un silenzio di riserbo, di dignità, di dolore trattenuto. Fino ad ora. In una lunga intervista rilasciata a La Repubblica, la donna ha scelto di parlare per la prima volta, rompendo anni di protezione della propria privacy per raccontare cosa ha significato vivere accanto a un figlio condannato in cui non ha mai smesso di credere. E per rivelare cosa farà il giorno in cui Alberto tornerà libero.
“Se avessi avuto anche solo un dubbio, l’avrei portato io dai carabinieri”

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Elisabetta Ligabò non usa giri di parole quando si tratta di descrivere la sua certezza sull’innocenza del figlio. «Se solo avessimo avuto, sia io sia mio marito, il minimo sospetto che fosse stato lui, io personalmente lo avrei preso e portato dai carabinieri» ha dichiarato. Una frase che dice tutto su come questa madre abbia vissuto questi anni: non nella negazione, non nell’autoconvincimento, ma nella certezza profonda e radicata di una verità che non coincide con quella stabilita dai tribunali.
Quella certezza non ha mai vacillato, nemmeno quando il padre di Alberto è morto il giorno di Natale del 2013, pochi giorni dopo la sentenza di annullamento dell’assoluzione — uno di quei dettagli che il tempo non cancella. «Spero fin dal 2007. Non potevo accettare quello che stava succedendo ad Alberto» ha aggiunto, riferendosi alla nuova indagine della Procura di Pavia che ha iscritto nel registro degli indagati Andrea Sempio, ex amico d’infanzia del figlio.
Un anno di trepidazione e di incontri inaspettati
L’ultimo anno, con la riapertura delle indagini e il nome di suo figlio tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico, è stato vissuto «con trepidazione». Ma non è stato solo un anno di ansie e attese. La signora Ligabò racconta di una solidarietà inaspettata, ritrovata nei gesti minimi della vita quotidiana a Garlasco, il paese dove risiede ancora oggi: «Incontro persone che mi fermano e mi dicono: la posso abbracciare?».
Tre giorni prima dell’intervista, un episodio l’ha colpita in modo particolare. Al Comune di Garlasco, una persona mai vista prima le si è avvicinata e le ha detto: «Forza, vedrà che questa volta ce la facciamo». «Sono cose che aiutano ad andare avanti» ha commentato. Un’Italia silenziosa, fatta di persone comuni, che si è stretta attorno a questa donna mentre i social amplificavano ogni dichiarazione e ogni retroscena del caso.
Gli avvocati Bocellari e De Rensis: “Quasi parenti”
Nel lungo cammino di questi anni, al fianco della famiglia Stasi ci sono stati anche i due avvocati difensori: Giada Bocellari e Antonio De Rensis. Elisabetta Ligabò li descrive con affetto genuino, andando ben oltre il rapporto professionale: «Sono diventati quasi parenti. In particolare a Giada devo tanta gratitudine, lei lo sa. Le voglio un mondo di bene, è quasi una figlia per me».
Una gratitudine che non si spegne nemmeno di fronte alle polemiche che hanno investito i legali nell’ultimo anno: De Rensis risulta attualmente indagato a Milano per diffamazione, ma la madre di Stasi non ha dubbi: «I veleni su di loro sono ingiustificati. Degli attacchi non so che farmene». Sulla nuova indagine della Procura di Pavia, invece, definisce gli attacchi che le vengono mossi «una cosa vergognosa. Imbarazzante. Evidentemente non vogliono che si venga a sapere come sono andate le cose».